
Durante la seconda commissione consiliare, è stato illustrato dallo studio Sintagma – attraverso l’ingegnere Berti Nulli – lo stato di avanzamento del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) di Savona. Un documento strategico che si prefigge due orizzonti temporali: il breve-medio termine (fino al 2029-2030) e il medio-lungo periodo (fino al 2035). Il piano, presentato con slide, grafici, modelli previsionali e tanto ottimismo, si propone l’ambizioso obiettivo di “liberare” Savona da circa 2000 automobili nelle ore di punta entro dieci anni.
Da dove si parte
Il percorso è cominciato nell’aprile 2024 con l’avvio del contratto e una prima fase di ricostruzione della mobilità attuale savonese tramite indagini mirate: videocamere, radar, interviste a cittadini e commercianti. Il risultato? A Savona il 92% degli spostamenti nelle ore di punta (7:30-8:30) avviene in auto per tragitti inferiori ai 5 km. Un dato che per gli estensori del piano rappresenta al tempo stesso un problema e un’opportunità.
L’obiettivo dichiarato
Spostare quote significative di mobilità privata su modalità attive (piedi, bici) e trasporto pubblico, grazie a una combinazione di zone 30, percorsi ciclopedonali, “metropolitana pedonale” (itinerari urbani strutturati), strade scolastiche, parcheggi di scambio, ascensori inclinati o verticali e servizi potenziati TPL. Il target è chiaro: ridurre dal 60% al 50% la quota di spostamenti in auto, aumentando la percentuale di pedoni e ciclisti dal 20 al 25% e il trasporto pubblico di circa un altro 5%.
Tra i progetti “fantascientifici”
Tra i desiderata più ambiziosi ci sono ben sei ascensori urbani per collegare quartieri collinari o separati da forti dislivelli (da via San Lorenzo a via Turati, da via Famagosta alla Villetta, fino all’ospedale San Paolo). Soluzioni futuristiche, ammesse dagli stessi tecnici, che necessitano di ulteriori studi, progetti di fattibilità e soprattutto risorse. Per ora sono sulla carta. E rischiano di restarci.
Zone 30 e scuole: interventi più concreti
Più realistica la creazione di zone 30 nei diversi quartieri, dove sono state individuate le strade più pericolose e congestionate (grazie ai dati della Polizia Municipale). Interventi come restringimenti della carreggiata, attraversamenti pedonali rialzati e arredi urbani serviranno – si spera – a rallentare il traffico e migliorare la sicurezza, soprattutto davanti alle scuole.
La “città dei 15 minuti” e il turismo pedonale
Il concetto ispiratore è la “città dei 15 minuti”: quartieri dove tutto (scuole, negozi, servizi) sia raggiungibile a piedi o in bici in un quarto d’ora. Un’idea che affascina, ma che richiede un robusto ripensamento dell’urbanistica e investimenti coordinati. Per rafforzare il progetto, è prevista anche una nuova segnaletica per i percorsi ciclopedonali, pensata anche per l’utenza turistica.
Il nodo TPL e la sosta
Il successo del piano dipenderà in gran parte dall’integrazione con il trasporto pubblico. Per questo si punta su quattro grandi parcheggi di scambio, situati ai margini della città, da cui partire con bus TPL Linea. L’efficienza del servizio sarà decisiva. Infine, è stato realizzato un vero e proprio “Piano della Sosta”, che ha censito domanda e offerta, con fasce orarie di maggior carico e l’idea di rivedere progressivamente la gestione della sosta urbana.
Il PUMS savonese si propone come uno strumento dettagliato, pieno di buone intenzioni, slide colorate, mappe e simulazioni. Ma – come lo stesso ingegner Berti Nulli ha sottolineato – è solo una cornice. Servono ora gambe politiche, risorse economiche, scelte coraggiose e soprattutto continuità amministrativa.
Insomma: togliere 2000 auto dalle strade savonesi è possibile. Ma solo se il piano non resterà un esercizio teorico da commissione, e se le promesse – ascensori compresi – non verranno lasciate in sospeso… nel vuoto.
Tutto molto ambizioso. Ma per i consiglieri di opposizione Massimo Arecco (FdI) e Manuel Meles (M5S), le criticità non mancano. Anzi.
Arecco: “Piano viziato all’origine. Le decisioni il Comune le ha già prese”
Il consigliere ha espresso apprezzamento per il lavoro tecnico, ma ha contestato con fermezza il metodo adottato dall’amministrazione:
«Un progetto denso di contenuti che meriterebbe almeno una commissione per ciascun tema. Invece ci si limita a una seduta frettolosa. Così si svuota tutto di significato.»
Secondo Arecco, non si tratterebbe di una vera fase partecipativa ma di una “presentazione vetrina”:
«Mi piacerebbe capire se questa è stata una gentile concessione o se ci sarà un reale confronto. Perché il rischio è che si vada dritti in Consiglio per l’approvazione, senza possibilità di incidere.»
Ancora più dura la critica politica:
«Sintagma sta progettando mentre il Comune ha già preso decisioni operative: ha spostato parcheggi, modificato viabilità, lanciato il piano della sosta. Voi rincorrete scelte già fatte. In pratica vi si chiede di giustificarle a posteriori.»
Il consigliere ha definito “una birichinata” l’atteggiamento dell’amministrazione, accusata di rincorrere il piano anziché attendere le sue risultanze
Arecco ha concluso con una nota amara:
«Chiedo da tre anni più spazio per discutere tecnicamente questi temi. Ma non ci credo più. Se la partecipazione è questa, è solo una parola vuota.»
Meles: “Belle idee, ma senza marciapiedi decenti dove vogliamo andare?”
Più tecnico ma non meno critico l’intervento del consigliere pentastellato, che ha messo in dubbio la praticabilità concreta di molte delle proposte:
«Sotto i 3 km l’auto si può non usare? Forse. Ma dipende da età, servizi disponibili. Non possiamo educare i cittadini col bastone. Dobbiamo offrire alternative valide, non modelli astratti.»
Meles ha evidenziato un punto chiave:
«Oggi a Savona non siamo nemmeno in grado di tenere i marciapiedi in condizioni dignitose. Come possiamo parlare di mobilità pedonale o ciclopedonale se mancano le basi?»
Ha espresso forti dubbi anche sui sei ascensori urbani ipotizzati dal piano:
«Queste proposte sono fantascientifiche ci vogliono tante risorse e probabilmente mai verranno realizzate», ha detto riferendosi a sei ascensori ipotizzati da sintagma.
Perplessità infine sulle zone 30:
«Spesso si va già sotto i 30 km/h per via del traffico. Serve controllo, non solo limiti teorici.»
E sui mezzi alternativi:
«Il precedente sistema di bike sharing è fallito. Oggi ci vorrebbe un’analisi costi-benefici. E sui monopattini regna il far west: non tutelano né chi li usa né gli altri utenti della strada.»
Infine, un appunto sulla partecipazione:
«Chi ha gestito i laboratori partecipativi? Quante persone hanno partecipato? Come sono stati scelti i campioni per le interviste? Tutto molto vago e poco trasparente»
Il PUMS promette una Savona più moderna e sostenibile. Ma se la visione è ambiziosa, secondo l’opposizione la realtà resta inchiodata a contraddizioni operative, mancanza di trasparenza e una partecipazione solo apparente. In attesa di nuove commissioni tematiche, resta il dubbio: si sta davvero pianificando la mobilità del futuro o si sta semplicemente cercando di giustificare il presente?
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Qui oramai si sta rasentando la follia avevamo proprio bisogno di questi progetti faraonici…savona sta sempre più sprofondando e lui pensa agli otto ascensore e si 15 minuti per raggiungere gere il centro città.
Per e fattibile visto dove e residente.
E tt questo perché il nostro…ahimè…incapace sindaco nn sa più cosa fare x riemergere dal pozzo profondo in cui lo ha gettato la sua permalosita il suo ostinato nn voler tornare indietro sulle disastrose decisione già prese.
Già decidere di ricandidarsi la dice la dice lunga
E ora di finirla
Poniamo termine a questo andazzo
Combattiamo …..
Emma