
Altro che raccolta differenziata: a Savona siamo passati direttamente all’autopsia del sacco. Non si conferisce più la plastica, la si consegna alla scienza investigativa. Aprire, controllare, identificare. E poi, naturalmente, multare.
Quattrocento sanzioni da 50 euro ciascuna: il vero miracolo non è la raccolta porta a porta, ma la precisione chirurgica con cui ogni sacchetto “sbagliato” trova il suo proprietario. Un sistema infallibile, degno di un laboratorio forense più che di un servizio urbano. Altro che differenziata: qui siamo alla criminologia domestica.
Dopo mesi di incontri, sorrisi, volantini e “cartellini gialli” – che qualcuno evidentemente ha scambiato per gadget – la SEAS ha deciso di fare sul serio: se il sacco è fuori posto, si apre. E dentro, sorpresa: non solo plastica, ma anche il colpevole.
L’amministratore delegato Stefano Valle lo dice senza giri di parole: chi insiste a sbagliare paga. E infatti paga. Perché a Savona puoi anche non capire le regole, puoi anche sbagliare giorno, ora, colore… ma stai tranquillo: qualcuno lo scoprirà. Sempre.
Viene quasi da immaginare la scena: il sacco giallo sul marciapiede, l’operatore che lo osserva con aria sospetta, lo apre come fosse un pacco bomba… e dentro, tra una bottiglia e una vaschetta, il destino di una multa già scritta.
E mentre il sacco viene radiografato come un sospetto internazionale, gli abbandoni veri – quelli notturni, quelli nelle periferie – restano un mistero degno di una serie Netflix: indagini lunghe, esiti incerti, colpevoli evaporati. Lì il sacco non parla. O forse nessuno lo interroga abbastanza.
Morale della favola: a Savona non è importante cosa butti, ma come lo butti. E soprattutto dove. Perché il confine tra cittadino modello e fuorilegge passa esattamente da lì: dal nodo di un sacchetto giallo.
Benvenuti nella città dove la plastica non si ricicla: si confessa.






