Savona e la nuova criminalità globale: perché nessun territorio è più al sicuro

Per molti anni si è pensato che la mafia fosse un problema confinato al Sud Italia. Un fenomeno distante, legato a territori specifici e a dinamiche che poco avevano a che fare con le città del Nord. Oggi quella convinzione appare sempre più fuori dalla realtà.

La criminalità organizzata del XXI secolo non assomiglia più a quella raccontata nei film. Non vive soltanto di estorsioni e intimidazioni. È diventata un sistema economico globale capace di muovere miliardi di euro, infiltrarsi nei mercati finanziari, investire nell’economia legale e costruire alleanze internazionali.

L’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sul crimine organizzato lancia un allarme che dovrebbe far riflettere anche territori apparentemente lontani dalle tradizionali aree mafiose. La ’ndrangheta viene descritta come una delle organizzazioni criminali più potenti al mondo, capace di sviluppare rapporti e collaborazioni con reti criminali e gruppi operanti su scala internazionale.

Non si tratta più soltanto di una mafia calabrese.

Si tratta di una struttura globale.

E proprio per questo la Liguria e il savonese non possono considerarsi spettatori.

La presenza della ’ndrangheta in Liguria non è una novità. Da anni magistratura, Direzione Investigativa Antimafia e forze dell’ordine descrivono un radicamento che ha trovato terreno fertile soprattutto nei settori economici più redditizi: edilizia, movimento terra, logistica, trasporti, commercio e investimenti immobiliari.

La differenza rispetto al passato è che oggi questi interessi locali si inseriscono in una rete internazionale molto più ampia.

I grandi porti del Nord Tirreno rappresentano nodi strategici del commercio mondiale. Migliaia di container transitano ogni giorno attraverso infrastrutture fondamentali per l’economia nazionale. Proprio per questo tali aree sono considerate particolarmente sensibili dagli investigatori che si occupano di traffici internazionali.

La criminalità moderna non ha bisogno di controllare un territorio quartiere per quartiere.

Le basta infiltrarsi nei punti chiave della filiera economica.

Una cooperativa, una società di logistica, un’impresa di trasporti, un appalto, un investimento immobiliare. È così che il denaro sporco entra nell’economia legale e diventa sempre più difficile da individuare.

La vera forza della nuova criminalità organizzata è l’invisibilità.

Non spara.

Non mette bombe.

Non attira l’attenzione.

Opera dietro società apparentemente rispettabili, professionisti compiacenti, prestanome e flussi finanziari che attraversano continenti in pochi secondi.

Ecco perché sarebbe un errore pensare che il problema riguardi soltanto la Calabria o le grandi metropoli.

Quando un’organizzazione criminale è in grado di operare contemporaneamente in Europa, America Latina, Medio Oriente e Nord Europa, nessun territorio economicamente rilevante può considerarsi al riparo.

Savona, con il suo sistema portuale, le sue attività produttive e la sua posizione strategica nel Nord-Ovest italiano, fa parte di una rete economica che supera ampiamente i confini provinciali.

La sfida non riguarda soltanto magistrati e forze dell’ordine.

Riguarda anche la politica, le amministrazioni pubbliche, le associazioni economiche e i cittadini.

Perché la criminalità organizzata prospera soprattutto dove diminuiscono i controlli, cresce l’indifferenza e si diffonde l’idea che certi fenomeni riguardino sempre qualcun altro.

Il rischio più grande non è accorgersi della presenza della mafia.

Il rischio più grande è smettere di vederla proprio quando diventa più forte.

La nuova criminalità globale non ha più confini geografici.

E se non esistono più confini per il denaro criminale, non possono esistere nemmeno territori che si sentano completamente al sicuro.

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