
Savona, dopo il “partecipificio” del Sindaco arriva quello dei 5 Stelle
I cittadini sono invitati a parlare, proporre, discutere. Poi, come spesso accade, la politica decide da sola.
Questa, per i savonesi, forse non ci voleva proprio.
Dopo anni di incontri, tavoli, assemblee, percorsi partecipati e consultazioni in cui i cittadini vengono chiamati ad ascoltare, intervenire, compilare, proporre — salvo poi scoprire che molte decisioni sembravano già scritte prima ancora di aprire la sala — ora anche il Movimento 5 Stelle porta a Savona la sua versione del rito partecipativo.
Domenica 17 maggio, a Villa Cambiaso, si terrà infatti l’appuntamento savonese di “NOVA. Parola all’Italia”, promosso dal M5S per contribuire alla costruzione del programma della coalizione progressista. Evento gratuito, posti limitati a cento partecipanti, pranzo incluso e metodo “Open Space Technology”. Già il nome fa molto innovazione democratica, anche se al cittadino medio savonese rischia di sembrare l’ennesimo modo elegante per dire: venite, parlate pure, poi vediamo noi.
Al posto del Sindaco Marco Russo, questa volta, c’è Stefania Scarone, responsabile per la provincia di Savona del M5S. Cambiano i volti, cambiano i loghi, cambiano le parole d’ordine. Ma il meccanismo sembra tristemente familiare: i cittadini espongono idee, bisogni, proposte, mentre la politica raccoglie, sintetizza, interpreta e alla fine decide ciò che aveva già in mente.
Il punto non è contestare il confronto. Il confronto vero sarebbe sacrosanto. Il problema è la sua trasformazione in scenografia. Una democrazia da sala convegni, dove la partecipazione diventa spesso una fotografia da pubblicare, una frase da comunicato stampa, una casella da spuntare nel manuale della buona politica.
E qui il paradosso diventa ancora più evidente perché a organizzare l’evento è il Movimento 5 Stelle, nato proprio contro i riti della politica tradizionale. Il movimento dei cittadini, dei “vaffa”, della democrazia diretta, delle piazze, dei meetup, della partecipazione dal basso. Quello di Grillo, insomma. Piaccia o non piaccia, era un’altra cosa.
Oggi invece ci ritroviamo con un appuntamento per costruire il programma della “coalizione progressista”. Una formula politica molto ordinata, molto istituzionale, molto compatibile con quel centrosinistra che un tempo i 5 Stelle avrebbero preso a martellate verbali.
I cittadini se ne sono accorti da tempo. Hanno capito che spesso vengono convocati non per scegliere, ma per legittimare scelte già incanalate. E Savona, da questo punto di vista, è ormai un laboratorio avanzato della partecipazione apparente: si ascolta tutti, si ringrazia tutti, si verbalizza tutto. Poi si va avanti come previsto.
La domanda vera, allora, non è cosa proporranno i cittadini il 17 maggio a Villa Cambiaso. La domanda vera è un’altra: quanto di ciò che diranno finirà davvero nel programma? E quanto, invece, servirà solo a dare una mano di vernice democratica a decisioni già prese altrove?
Perché la partecipazione, quando è vera, disturba il potere. Quando invece piace troppo al potere, qualche dubbio viene.
