Come cambiano le cose in un anno. Agosto 2024: il Comune di Savona, capofila insieme ad ASL2, annuncia con orgoglio la partecipazione al progetto “Il percorso della sicurezza”, un’iniziativa finanziata dalla Presidenza del Consiglio per prevenire gli incidenti stradali causati da alcol e droghe. Un progetto modello, con tanto di dichiarazioni solenni, dati epidemiologici da analizzare, controlli innovativi con personale sanitario a supporto della polizia locale, incontri educativi nelle scuole e persino presidi alle sagre e nelle discoteche.
La parola chiave? Prevenzione.
L’obiettivo dichiarato? Salvare vite, soprattutto quelle dei giovani sotto i 25 anni.
Settembre 2025: la cronaca ci restituisce una realtà ben diversa. La protagonista non è un ragazzo ventenne imprudente, ma addirittura il vicesindaco di Savona, Elisa Di Padova, sorpresa con un tasso alcolemico di 1,91 – quasi quattro volte oltre il limite consentito – a bordo di una Vespa con la figlia di otto anni come passeggera. Un episodio che stride con ogni parola, ogni slogan e ogni proclama del progetto partito appena dodici mesi prima.
C’è una contraddizione lampante: da un lato si investono soldi pubblici per dire ai cittadini “non bevete se guidate, proteggete voi stessi e gli altri”; dall’altro, chi rappresenta le istituzioni locali ignora la regola più basilare, mettendo in pericolo non solo la collettività ma perfino la propria figlia.
E allora il dubbio sorge spontaneo: il “Percorso della Sicurezza” era un progetto di prevenzione reale o solo una passerella istituzionale? Perché se le campagne educative e gli incontri nelle scuole non arrivano nemmeno alla coscienza di chi siede in giunta, come possiamo sperare che colpiscano davvero i giovani?
Il paradosso è servito. Savona, da città capofila della sicurezza stradale a città simbolo dell’incoerenza politica.






