Savona città turistica? Tra numeri, narrazione e campagna elettorale

Marco Russo

C’è qualcosa che colpisce leggendo il lungo articolo pubblicato da IVG sulla nuova identità turistica di Savona. Non tanto i dati riportati, che meritano attenzione e rispetto, quanto il modo in cui vengono selezionati, assemblati e raccontati.

Per dirla senza giri di parole: è un articolo che profuma parecchio di campagna elettorale.

Non perché i numeri siano necessariamente falsi. Anzi. Le statistiche sulle crociere, l’aumento degli ingressi nei musei, la crescita della tassa di soggiorno e la presenza di Savona su alcune testate nazionali sono elementi reali. Il punto è un altro: raccontano tutta la realtà oppure soltanto la parte che conviene raccontare?

Il sindaco Marco Russo sostiene che Savona sia già una città turistica. Una definizione forte, forse persino provocatoria, che lui stesso definisce un’iperbole.

Eppure viene spontaneo chiedersi: se Savona è già una città turistica, perché gran parte dei savonesi continua a percepirla come una città in difficoltà?

Perché i negozi del centro continuano a chiudere? Perché i giovani se ne vanno? Perché la popolazione diminuisce anno dopo anno? Perché il dibattito pubblico continua a ruotare attorno a problemi come sicurezza, degrado urbano, viabilità, parcheggi, rifiuti e qualità della vita?

Domande che nell’articolo non trovano spazio.

Il cuore della narrazione ruota attorno ai crocieristi. Vengono citati gli oltre 112 milioni di euro di impatto economico generati dal traffico crocieristico e il dato secondo cui l’88% dei passeggeri in transito resta in città.

Numeri importanti, senza dubbio.

Ma da anni esiste anche una discussione sul reale beneficio che le crociere producono sul tessuto economico locale. Una parte consistente della spesa resta infatti legata ai servizi portuali, alla logistica e alle attività direttamente collegate alla compagnia. Molti passeggeri restano poche ore e una parte significativa dei loro consumi avviene all’interno del circuito organizzato delle escursioni.

La vera domanda dovrebbe essere un’altra: quanti posti di lavoro stabili e duraturi genera questo modello turistico? E soprattutto quanto incide realmente sulla ricchezza diffusa della città?

Anche i dati sui musei meritano una riflessione.

L’aumento dei visitatori è certamente una buona notizia. Tuttavia mancano confronti con altre realtà liguri e soprattutto con il periodo precedente alla pandemia. Stiamo assistendo a un autentico boom culturale oppure a un recupero fisiologico dopo anni difficili?

La risposta non emerge.

Poi c’è il tema dell’immagine.

L’amministrazione rivendica con orgoglio gli articoli pubblicati da giornali e riviste nazionali. Vanity Fair, Bell’Italia, Il Sole 24 Ore, Corriere della Sera, Esquire.

Benissimo.

Ma una presenza mediatica non equivale automaticamente a una trasformazione economica e sociale. La promozione è importante, ma il turismo si misura anche con la qualità dell’accoglienza, l’accessibilità, i servizi, la pulizia urbana, la sicurezza percepita e la capacità di trattenere i visitatori sul territorio.

Su questi aspetti il dibattito resta aperto.

Non va dimenticato poi il contesto politico.

Tra meno di un anno inizierà di fatto la lunga corsa verso le elezioni comunali del 2027. Ed è normale che ogni amministrazione cerchi di costruire una narrazione positiva del proprio operato.

La candidatura a Capitale Italiana della Cultura, i festival, gli eventi, i musei, le crociere e il turismo rappresentano oggi il racconto attraverso cui la giunta Russo prova a descrivere la Savona del futuro.

Una città che non vuole più essere percepita soltanto come porto, industria e servizi, ma come destinazione culturale e turistica.

Una visione legittima.

Ma le narrazioni politiche, per essere credibili, devono confrontarsi con tutta la realtà e non soltanto con la sua parte più favorevole.

Perché il rischio è quello di scambiare una strategia di comunicazione per una fotografia oggettiva della città.

Savona sta certamente crescendo sotto il profilo turistico. Questo è difficile negarlo.

Più difficile è sostenere che sia già diventata la città turistica che qualcuno vorrebbe raccontare.

Forse la definizione più corretta non è che Savona sia già una città turistica.

Forse Savona è una città che sta cercando di diventarlo.

E tra il desiderio e la realtà, come spesso accade in politica, c’è ancora parecchia strada da percorrere.

Condividi

Lascia un commento