Il dossier per la candidatura di Savona a Capitale italiana della Cultura è stato finalmente presentato al Ministero. Un documento che, secondo il sindaco, è “imponente”, “strategico”, “innovativo”, “partecipativo”, e – perché no –“rivoluzionario”. Insomma, un concentrato di eccellenza da far invidia alle altre nove concorrenti.
Dopo aver attraversato la Liguria e il Piemonte in un tour promozionale da far invidia a una rockstar in tournée, il sindaco è approdato a Roma per presentare il dossier ai piani alti, sperando che il Ministero rimanga incantato dalla visione futuristica di Savona. E ora? Ora si attende il verdetto, che arriverà – secondo i tempi burocratici italiani – entro il 28 marzo.
Nel frattempo, tra una citazione d’autore e un’analisi strategica, sarebbe forse il caso di ricordarsi che Savona non è (ancora) la capitale della cultura, ma quella delle buche, dei rifiuti e del traffico in tilt.
Superata l’euforia della candidatura e scesi dagli allori del palcoscenico nazionale, il primo cittadino dovrà affrontare di nuovo la dura realtà: la città è sempre più sporca, la viabilità è caotica, la povertà aumenta e le case popolari sono un miraggio. Per non parlare delle strade che sembrano un percorso a ostacoli degno delle Olimpiadi. Ma d’altronde, si sa, la cultura è importante, mentre risolvere i problemi quotidiani dei cittadini è solo un dettaglio secondario.
Ora non resta che incrociare le dita e sperare che la giuria ministeriale venga stregata dal dossier. In caso contrario, si potrà sempre riciclare per una prossima candidatura: Savona Capitale Mondiale della Fuffa






