Tra buche, rattoppi e creatività urbana, nasce il nuovo simbolo culturale savonese

Sempre nell’ambito del prestigioso progetto “Savona Capitale della Cultura”, l’amministrazione – secondo voci sempre più insistenti – starebbe valutando di dare finalmente il giusto spazio a una delle opere più longeve e ammirate della città.
Parliamo di quella straordinaria installazione di street art contemporanea che da tantissimi anni campeggia in Corso Mazzini, davanti agli occhi estasiati degli automobilisti rigorosamente fermi al semaforo.
Una fila ordinata di birilli – sì, chiamiamoli pure così, anche se ridurli a semplici segnalatori stradali sarebbe offensivo – che delimitano con eleganza buche, rattoppi e toppe d’asfalto, in un perfetto equilibrio tra estetica urbana e degrado strutturale.
L’opera, ormai entrata nel cuore dei savonesi, sembra aver attirato anche un pubblico nazionale: c’è chi giura che alcuni visitatori arrivino apposta per ammirarla, tra una coda e l’altra.
Non a caso, si starebbe cercando una collocazione definitiva, più consona al suo valore artistico.
L’assessore alla cultura – si dice – ci stia lavorando da tempo, ma incontrerebbe la resistenza dell’assessore alla viabilità.
Il motivo? Pare che i birilli non siano solo arte, ma parte integrante del nuovo Piano Urbano del Traffico: una soluzione innovativa in cui il confine tra installazione artistica e segnaletica emergenziale diventa volutamente indistinguibile.
Del resto, ogni grande opera ha bisogno di un titolo internazionale.
E questo capolavoro non fa eccezione:
“Fluff and Decay”
Fuffa e degrado.
Sintesi perfetta.
Non solo dell’opera. Ma di un’intera visione.






