Savona capitale degli annunci: esportare la cultura che non c’è

Marco Russo a Modena

Il sindaco Marco Russo è tornato da Modena soddisfatto. Al Forum delle città d’arte medie ha raccontato l’esperienza savonese accanto ai sindaci di città come Parma, Ravenna, Verona e Modena. Città che hanno costruito nel tempo una solida identità culturale, capaci di attrarre visitatori da tutta Italia e dall’estero grazie a musei, festival, monumenti e iniziative di richiamo internazionale.

Leggendo il resoconto del primo cittadino viene spontanea una domanda: quale sarebbe l’esperienza savonese da portare come modello?

Russo cita la candidatura a Capitale Italiana della Cultura come un percorso che avrebbe ridefinito l’identità culturale, sociale ed economica della città e promosso Savona a livello nazionale. Ma a distanza di anni dalla candidatura, i cittadini faticano a vedere risultati concreti.

Di progetti realizzati se ne ricordano pochi. Di annunci, invece, moltissimi.

Per anni si è parlato di rilancio culturale, di nuove strategie, di grandi opportunità. Si è detto che la candidatura avrebbe rappresentato un punto di svolta, un motore di trasformazione permanente. Eppure, guardando la realtà quotidiana, il bilancio appare ben diverso.

Quali grandi eventi culturali di richiamo nazionale sono arrivati a Savona? Quali festival hanno trasformato la città in una meta riconosciuta? Quali nuove istituzioni culturali sono nate? Quali investimenti strutturali hanno cambiato il volto dell’offerta culturale cittadina?

Domande che, ad oggi, sembrano avere poche risposte.

Nel frattempo il simbolo culturale più importante della città, il Priamar, continua a vivere ben al di sotto delle sue enormi potenzialità. Una fortezza che molte città italiane trasformerebbero nel fulcro di una programmazione permanente di livello nazionale. A Savona, invece, resta spesso un contenitore utilizzato a singhiozzo, senza quella continuità di eventi capace di renderlo un vero polo attrattivo.

Lo stesso discorso vale per altri patrimoni cittadini. Il Santuario, una delle realtà religiose e storiche più importanti della Liguria, continua a essere poco valorizzato all’interno di una strategia turistica integrata. Le colline, i percorsi storici, le tradizioni locali rimangono risorse spesso citate nei convegni ma raramente trasformate in progetti concreti.

Anche sul piano dell’offerta culturale ordinaria il giudizio di molti cittadini è severo. Una stagione teatrale che fatica a sorprendere, poche mostre di richiamo, iniziative spesso episodiche e una programmazione che non sembra riuscire a fare il salto di qualità.

Forse per questo uno dei commenti più condivisi sotto il post del sindaco coglie un punto essenziale: “Con i piedi per terra proprio mai? Collaborare con città che hanno fatto della cultura il loro punto di forza nel panorama internazionale lo trovo un atto di presunzione intollerabile”.

Parole dure, ma che riflettono un sentimento diffuso. Nessuno mette in discussione l’utilità di confrontarsi con realtà più avanzate. Anzi, è positivo che Savona partecipi a reti nazionali e scambi di esperienze. Il problema nasce quando si presenta come successo consolidato ciò che per molti è rimasto soltanto una promessa.

Perché la cultura non si misura dai tavoli di confronto o dai comunicati stampa. Si misura dai risultati. Dalla capacità di attirare visitatori. Dalla qualità degli eventi. Dalla valorizzazione del patrimonio esistente. Dall’indotto economico generato.

E su questi aspetti, al netto dell’entusiasmo del sindaco, il bilancio della giunta Russo appare ancora largamente incompiuto.

Savona non ha bisogno di sentirsi raccontare quanto sia diventata attrattiva. Ha bisogno di diventarlo davvero.

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