Il movimento 5 Stelle chiude il confronto con il centrosinistra: «Avevamo chiesto una candidatura diversa». Disponibilità a correre con un proprio progetto. Il PD sceglie Russo prima di costruire la coalizione e perde per strada uno dei possibili alleati

Il famoso campo largo savonese rischia di essere finito prima ancora di cominciare.
E questa volta non siamo davanti a indiscrezioni, interpretazioni o malumori raccolti nei corridoi della politica.
Il Movimento 5 Stelle lascia pochissimo spazio alla diplomazia: “Il centrosinistra sceglie la continuità con Russo. Noi scegliamo un progetto nuovo per Savona”.
Tradotto dal politichese: se il candidato è Marco Russo, noi non ci siamo.
E il dato politicamente più interessante è che a provocare la definitiva chiusura del Movimento sono state proprio le ultime prese di posizione del sindaco e del consigliere regionale PD Roberto Arboscello.
Insomma, mentre il PD prova ad allargare il campo, uno dei suoi principali esponenti savonesi sembra essere riuscito nell’impresa opposta: restringerlo.
Il M5S: avevamo posto condizioni precise
I pentastellati ricordano di avere dato nelle scorse settimane la propria disponibilità ad aprire un confronto con il centrosinistra.
Ma non avevano consegnato una cambiale in bianco.
Avevano posto condizioni politiche precise: un forte cambio di passo nel metodo e nelle scelte amministrative, soprattutto sui problemi che, a loro giudizio, hanno maggiormente segnato Savona in questi anni: igiene urbana, gestione dei rifiuti, mobilità e sicurezza.
E soprattutto avevano posto una condizione difficilmente equivocabile: la discontinuità doveva riguardare anche il candidato sindaco.
Le loro condizioni sono chiarissime: Marco Russo rappresenta il metodo, le scelte e l’esperienza amministrativa di questi cinque anni e, proprio per questo, avevamo indicato con chiarezza la necessità di una candidatura diversa.
Quindi non era una questione personale.
Era – ed è – una bocciatura politica dell’esperienza amministrativa Russo.
Pensare di convincere il M5S a entrare in coalizione mantenendo come candidato proprio il sindaco che i pentastellati hanno contestato per cinque anni sarebbe stato un esercizio piuttosto ardito.
Quasi come invitare qualcuno a cena lasciandogli scegliere il ristorante, purché scelga quello deciso prima da voi.
Poi arriva Arboscello. E il tavolo salta
Il passaggio forse più interessante delle loro dichiarazioni riguarda proprio Roberto Arboscello.
I 5 Stelle ricostruiscono gli ultimi avvenimenti: prima Russo avrebbe sostanzialmente lanciato la propria candidatura per un secondo mandato, rivendicando quanto realizzato e la volontà di proseguire il progetto.
Poi è arrivato Arboscello.
Il consigliere regionale del PD ha rinnovato pubblicamente la fiducia al sindaco, difendendo il percorso amministrativo di questi cinque anni e sostenendo che i risultati potranno essere pienamente apprezzati nel prossimo mandato.
Per il M5S è stato il segnale definitivo.
Il centrosinistra ha scelto.
E se ha già scelto Russo, secondo i pentastellati, continuare a sedersi intorno a un tavolo sarebbe addirittura «poco serio verso i cittadini».
Una considerazione difficile da liquidare.
Perché non si può convocare una trattativa sulla coalizione spiegando contemporaneamente agli interlocutori che una delle questioni fondamentali della trattativa è già stata decisa.
Il capolavoro del PD: scegliere il candidato e poi cercare gli alleati
Ed eccoci al vero paradosso politico della vicenda.
Normalmente un campo largo si costruisce cercando prima un terreno comune tra le diverse forze, concordando alcuni punti programmatici e individuando infine una candidatura capace di rappresentare la coalizione.
A Savona sembra essere stato inventato il procedimento inverso.
Prima si sceglie Russo. Poi si cercano quelli disposti a sostenerlo.
Una concezione innovativa del campo largo: l’ingresso è aperto a tutti, purché siano d’accordo con chi è già dentro.
Il risultato, per il momento, è sotto gli occhi di tutti.
Il M5S prende cappello e se ne va.
Arboscello voleva rafforzare Russo. Ma indebolisce il campo largo
C’è poi un aspetto che merita qualche riflessione in più.
Con la sua investitura politica a Russo, Arboscello probabilmente voleva dare stabilità e chiarezza al centrosinistra savonese.
L’effetto immediato, però, è stato diverso.
Il Movimento 5 Stelle cita espressamente le sue dichiarazioni tra gli elementi che hanno certificato l’impossibilità di proseguire il confronto.
Non è esattamente un dettaglio.
Il principale esponente savonese del PD in Regione finisce così per essere, involontariamente, uno dei certificatori della morte del campo largo PD-M5S a Savona.
E questo mentre a livello regionale PD e Movimento 5 Stelle cercano da tempo di dialogare e costruire un’alternativa comune al centrodestra.
A Genova si allarga.
A Savona si restringe.
Dev’essere una particolare interpretazione locale della geometria politica.
E ancora una volta il PD non trova un candidato suo
Resta poi la domanda che continuiamo a porre.
Possibile che il Partito Democratico savonese, dopo cinque anni, non abbia ancora una personalità propria da proporre alla guida della città?
Nel 2021 si affidò al civico Marco Russo.
Nel 2027 sembra intenzionato a fare esattamente la stessa cosa.
Russo, nel frattempo, ha mantenuto e rafforzato la propria identità civica, costruendo un percorso politico personale che non può certamente essere confuso con quello del PD.
Eppure il partito sembra nuovamente pronto ad accodarsi.
Il paradosso è evidente:
Russo sembra poter fare a meno del PD molto più di quanto il PD savonese sembri poter fare a meno di Russo.
E questo dovrebbe forse preoccupare i dirigenti democratici almeno quanto la decisione dei 5 Stelle.
Il M5S sembra fare sul serio
«Noi siamo pronti a correre con un progetto serio e concreto nell’interesse esclusivo della città».
Non è più quindi soltanto: “Con Russo non veniamo”.
È anche: “Siamo pronti a correre”.
E questo cambia il quadro.
Significa che il Movimento sta costruendo una propria proposta politica e potrebbe presentarsi alle amministrative con un progetto alternativo.
Resta naturalmente da capire se da soli o con chi.
Vent’anni di opposizione diventano una rivendicazione
Anche un altro passaggio del comunicato merita attenzione.
I pentastellati rivendicano esplicitamente il lavoro portato avanti in vent’anni di opposizione e indicano alcuni obiettivi molto concreti: una Savona «più pulita, ordinata, sicura, accessibile, curata e capace di funzionare meglio».
È una dichiarazione programmatica, ma contiene anche un giudizio piuttosto feroce sull’amministrazione uscente.
Se prometti una città più pulita, ordinata, sicura e curata, stai implicitamente dicendo che quella attuale non lo è abbastanza.
E su rifiuti, pulizia, mobilità e sicurezza la battaglia elettorale è praticamente già cominciata.
Il campo largo? Per ora è rimasta l’aiuola
A questo punto il quadro appare molto più chiaro.
Russo vuole continuare.
Arboscello lo sostiene.
Il PD sembra orientato a seguirlo.
Il M5S dice no e prepara il proprio progetto.
La domanda ora non è più soltanto se nascerà il campo largo.
La domanda è chi ne farà ancora parte.
Perché il rischio per il PD savonese è quello di avere scelto il candidato prima della coalizione e di scoprire, strada facendo, che la coalizione non c’è più.
Il centrosinistra ha deciso di puntare sulla continuità.
Il Movimento 5 Stelle ha deciso di puntare sulla discontinuità.
Almeno adesso le posizioni sono chiare.
E mentre a livello regionale si continua a parlare del famoso campo largo, a Savona l’esperimento sembra avere prodotto un risultato decisamente più modesto.
Prima era un campo.
Poi è diventato stretto.
Adesso, se continua così, al PD savonese rischia di rimanere soltanto l’aiuola davanti a Palazzo Sisto.






