Manca più di un anno alle elezioni comunali del 2027, ma a Savona la campagna elettorale è già iniziata. E non da oggi.
La politica cittadina vive in uno stato di campagna permanente, fatta di annunci, controannunci e posizionamenti tattici che, più che al futuro della città, guardano agli equilibri interni dei partiti.
Per capire davvero cosa accadrà, però, bisogna partire da due dati inconfutabili, che a Savona valgono più di qualsiasi programma elettorale.
Primo dato: senza il Pd non si vince
A Savona, piaccia o no, senza l’appoggio del Partito Democratico non si vince.
La storia elettorale della città lo dimostra in modo impietoso: il centrosinistra ha sempre vinto, con due sole eccezioni, e guarda caso entrambe avvenute con un Pd diviso, ambiguo e addirittura “di appoggio esterno”.
Il Pd savonese lo sa bene e, come spesso accade, attende sornione. Osserva gli eventi, misura il vento e poi decide. La domanda è sempre la stessa: insistere ancora sulla logorata e fallimentare giunta Russo, oppure cambiare cavallo all’ultimo momento?
Nel retropalco, un nome circola sempre più insistentemente: Roberto Arboscello, che pare pronto a scendere in campo se il quadro lo consentirà.
Secondo dato: senza Scajola il centrodestra non esiste
L’altro dato strutturale è ancora più netto: nel centrodestra savonese nulla si muove senza l’approvazione di Claudio Scajola.
La scelta del candidato sindaco, la composizione delle liste, persino l’assetto della futura giunta passano – ieri come oggi – dal giudizio di Claudio Scajola.
È sempre stato così. Nelle vittorie come nelle sconfitte.
E anche questa volta non farà eccezione. Scajola è tornato a occuparsi a tempo pieno di politica ligure, e Savona resta uno snodo strategico. I nomi nel centrodestra circolano, ma nessuno decolla davvero senza un via libera chiaro.
Un copione già visto
Il risultato è che Savona sembra ferma agli accordi Scajola–Burlando di qualche decennio fa, prigioniera di equilibri che si decidono altrove: Genova, il ponente, i tavoli regionali.
Il futuro della città resta subordinato a logiche che con Savona hanno sempre meno a che fare.
Liste civiche: il grande equivoco
E le liste civiche?
Al momento non appaiono credibili. Più che novità, sembrano rimasugli della vecchia lista Aschei, senza visione, senza radicamento e senza un progetto riconoscibile.
Eppure, in città le competenze non mancano. Ci sono persone serie, preparate, disposte a mettersi in gioco. Ma vengono sistematicamente ignorate da chi è convinto di avere il potere già in tasca.
Le due vere (piccole) novità
Qualcosa, però, si muove ai margini.
La prima possibile novità riguarda il Movimento 5 Stelle savonese, che non sembra più disposto a seguire automaticamente le indicazioni nazionali. Un segnale politicamente interessante.
La seconda novità è più concreta – e più fastidiosa per i partiti tradizionali.
Il caso Alice Greta Marino
In queste settimane, Alice Greta Marino è diventata la figura più ricercata del panorama politico savonese.
Non perché abbia un partito, né perché abbia annunciato una candidatura, ma perché ha fatto ciò che la politica non fa più: organizzare il malcontento reale.
Il suo gruppo, nato per contestare il fallimentare progetto della raccolta rifiuti, ha raccolto intorno a sé centinaia di cittadini arrabbiati, esasperati dal degrado urbano e dall’inefficienza amministrativa.
Un consenso spontaneo, non mediato, che oggi fa paura.
Tutti la cercano. Tutti la corteggiano.
C’è il rischio che questa energia venga riassorbita, neutralizzata o usata come foglia di fico, ma Alice Greta Marino non pare disposta a farsi influenzare
Savona si avvicina al 2027 con un copione già scritto:
Pd e Scajola restano i veri perni del sistema, mentre le presunte novità faticano a diventare alternative reali.
La vera domanda non è chi vincerà, ma se qualcuno avrà il coraggio di rompere davvero questo schema.
Perché senza una rottura vera, Savona rischia di ritrovarsi ancora una volta con gli stessi equilibri, gli stessi nomi e gli stessi problemi






