
C’è una sensazione che aleggia sotto la Torretta, ed è quella di un film già visto. Cambiano i nomi, ma la sceneggiatura sembra la stessa: decisioni prese lontano da Savona, candidati “tecnici” pescati all’ultimo momento, e una città chiamata solo ad applaudire… o a subire.
Dopo l’esperimento del 2021 con Angelo Schirru, finito tutt’altro che bene per il centrodestra, da Genova pare si voglia insistere sulla stessa strada. Il nome che circola con sempre maggiore insistenza è quello di Alessandro Gastaldo, primario di Radiologia, figura stimata nel suo campo ma, almeno fino ad oggi, completamente estranea alla politica attiva.
Un copione che si ripete: il “tecnico”, il “professionista”, il volto nuovo. Ma la domanda che molti iniziano a farsi è semplice: davvero non si è imparato nulla dalla lezione precedente?
Il candidato che (forse) non sa di esserlo
Il paradosso è quasi grottesco. Mentre nei corridoi della politica savonese c’è chi giura che la scelta sia già fatta, lo stesso Gastaldo cade dalle nuvole: “Nessuno mi ha contattato”. Una smentita che, più che spegnere le voci, le rende ancora più inquietanti.
Perché rafforza l’idea di una candidatura costruita altrove, nei rapporti tra Regione e “cerchi ristretti”, più che nel confronto con il territorio.
E qui entrano in gioco i nomi pesanti: Marco Bucci e Massimo Nicolò, con cui Gastaldo avrebbe consolidato rapporti istituzionali. Un asse genovese che continua a pesare sulle scelte savonesi.
Il ritorno di Vacca (e i ricordi che non passano)
Ma il dettaglio che più fa discutere è un altro: tra i sostenitori dell’operazione ci sarebbe anche Santiago Vacca.
Un nome che a Savona non evoca esattamente nostalgia.
Chi ha memoria politica ricorda bene il suo ruolo durante la giunta di Ilaria Caprioglio. Era l’estate del 2018 quando Vacca tentò un’operazione di forza interna: far fuori gli assessori Barbara Marozzi e Romagnoli, ridimensionare Piero Santi e ritagliarsi un ruolo diretto in giunta.
Il colpo riuscì solo in parte, ma abbastanza da lasciare il segno: a pagare fu proprio Marozzi, sostituita da Doriana Rodino. Un passaggio che molti, ancora oggi, leggono come una manovra politica più che amministrativa.
Poi il silenzio. Vacca sparisce dai radar locali. E adesso, improvvisamente, riemerge. Ancora una volta dietro le quinte. Ancora una volta con l’obiettivo – almeno secondo le voci – di orientare le scelte del centrodestra savonese.
Un ritorno che più che rassicurare, inquieta.
Savona o Genova? Il nodo politico resta sempre lo stesso
Al di là dei nomi, il punto è politico. E anche piuttosto evidente.
Savona chiede – da anni – candidati che nascano dalla città, che conoscano i problemi, che abbiano costruito un percorso sul territorio. Il sondaggio recente lo ha confermato in modo quasi brutale: i cittadini vogliono rappresentanza vera, non figure calate dall’alto.
E invece, ancora una volta, si parla di una scelta maturata altrove. Nei tavoli regionali. Nei rapporti personali. Nei soliti equilibri di potere.
Con buona pace di chi, sotto la Torretta, prova a costruire una proposta politica radicata: da Fabio Orsi a Santi, passando per altri nomi che in città esistono, lavorano e raccolgono consenso.
Un rischio già visto
Il centrodestra sembra giocare con il fuoco. Riproporre lo schema del “candidato tecnico” dopo il precedente di Schirru non è solo un azzardo: è un messaggio.
Il messaggio è che la lezione non è servita.
E in politica, quando non si impara dagli errori, il rischio è sempre lo stesso: ripeterli. Solo con un nome diverso sulla scheda elettorale.
E magari, ancora una volta, con Savona spettatrice di decisioni prese altrove.






