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SANITÀ LIGURE, BUCCI FESTEGGIA, I CITTADINI ASPETTANO. E AL SAN PAOLO SI LITIGA INVECE DI RISOLVERE I PROBLEMI

Due anni di Giunta regionale celebrati tra promesse, milioni annunciati e fotografie di gruppo. Intanto a Savona si scende in piazza per difendere l’ospedale, le liste d’attesa restano interminabili e il direttore di Ats preferisce polemizzare con i medici in pensione. Ma la sanità è davvero migliorata oppure è migliorata soltanto la propaganda?

C’è una fotografia che racconta bene il momento politico della sanità ligure. È quella della Giunta regionale schierata sul palco del Teatro della Gioventù di Genova per celebrare i primi due anni dell’amministrazione Bucci.
Sorrisi, applausi, risultati rivendicati, investimenti annunciati e grandi progetti per il futuro.
Contemporaneamente, a Savona, cittadini, comitati e operatori sanitari si preparano a scendere in piazza per chiedere una sanità pubblica migliore e garanzie sul futuro dell’ospedale San Paolo.
Due immagini della stessa Liguria. Due realtà che sembrano appartenere a mondi diversi.
Da una parte chi governa e racconta una sanità che cresce. Dall’altra chi quella sanità deve utilizzarla e continua a incontrare difficoltà per ottenere visite, esami e prestazioni.

BUCCI ANNUNCIA MILIONI, MA LA SALUTE NON PUÒ ASPETTARE

Il presidente Marco Bucci ha scelto la ricorrenza dei due anni di Giunta per rilanciare il programma regionale.
Per la sanità sono stati annunciati 18 milioni di euro destinati all’adeguamento degli stipendi di 23 mila dipendenti sanitari. Una misura positiva, naturalmente, perché valorizzare chi lavora negli ospedali è indispensabile.
Ma sarebbe sbagliato confondere un intervento economico sul personale con la soluzione dei problemi della sanità ligure.
Bucci ha anche annunciato che entro un anno saranno individuati i soggetti chiamati a realizzare tre nuovi ospedali.
Il problema è che i cittadini non si curano con gli annunci.
Le strutture nuove sono importanti, ma servono soprattutto medici, infermieri, organizzazione, servizi territoriali funzionanti e tempi di attesa accettabili.
Un ospedale può essere moderno quanto si vuole, ma se per ottenere un esame occorrono mesi, il problema rimane.
E soprattutto bisognerebbe spiegare perché, dopo tanti anni di riforme, riorganizzazioni e promesse, il diritto alla salute continui troppo spesso a trasformarsi in una corsa a ostacoli.

RISONANZE MAGNETICHE DOPO OLTRE UN ANNO: QUESTA È LA REALTÀ

Mentre la Regione celebra i risultati, i dati pubblicati sulle liste d’attesa raccontano una situazione ben diversa.
Nell’Asl 2 savonese, secondo le rilevazioni riportate dalla stampa, per alcune prestazioni diagnostiche i tempi risultano particolarmente preoccupanti.
Per una risonanza magnetica alla colonna con priorità programmabile si arriva a superare l’anno di attesa. Per alcune ecografie si oltrepassano i 200 giorni.
Naturalmente esistono anche prestazioni erogate in tempi corretti e dati regionali che indicano un miglioramento complessivo.
Ma è proprio questo il punto: una media statistica favorevole non cancella il disagio di chi deve aspettare un anno per un esame.
La Regione può rivendicare che la percentuale di prestazioni diagnostiche erogate nei tempi previsti sia passata dal 74,4% del 2025 all’85% del 2026, secondo i dati Agenas citati dalla stampa.
È un miglioramento che va riconosciuto.
Ma significa anche che una quota delle prestazioni continua a non rispettare i tempi previsti. E soprattutto non dice tutto sulla situazione delle singole specialità e dei singoli territori.
La domanda che dovrebbe interessare maggiormente chi governa è molto semplice: quanto deve aspettare oggi un cittadino savonese per ottenere l’esame di cui ha bisogno?
Perché chi ha un problema di salute non può accontentarsi di sapere che, statisticamente, le cose stanno migliorando.

IL SAN PAOLO CRESCE? BENE. MA I NUMERI NON BASTANO

La direttrice dell’Area 2 di Ats Liguria, Monica Cirone, ha risposto alle critiche sostenendo che l’ospedale San Paolo non viene depotenziato e che, al contrario, le attività sono in crescita.
I dati presentati indicano un aumento degli interventi chirurgici, passati da 7.548 nel 2024 a 8.657 nei primi nove mesi del 2026, e un incremento dei ricoveri e delle prestazioni ambulatoriali.
Sono numeri importanti, che meritano attenzione.
Ma confrontare un anno intero con nove mesi di un altro anno richiede prudenza nell’interpretazione, anche quando il dato parziale risulta superiore.
Soprattutto, l’aumento dell’attività non dimostra automaticamente che tutti i servizi siano stati rafforzati.
Un ospedale può effettuare più interventi e contemporaneamente perdere competenze, reparti, autonomia o funzioni specialistiche.
Sono due questioni differenti.
Ed è proprio su questo che la direzione sanitaria dovrebbe fornire risposte precise.
Quali servizi resteranno al San Paolo? Quali verranno riorganizzati? Quali funzioni saranno trasferite? Quali garanzie esistono per i cittadini?
Non basta ripetere che l’ospedale cresce.
Bisogna spiegare come cresce, in quali settori e con quali prospettive.

VINAI CONTRO I MEDICI IN PENSIONE: UNA POLEMICA CHE NON FA ONORE ALLA SANITÀ

Ma il momento più sconcertante di questa vicenda è probabilmente rappresentato dalle dichiarazioni del direttore di Ats Liguria, Pierluigi Vinai.
Di fronte alle critiche espresse da alcuni ex primari del San Paolo, Vinai ha scelto la strada della polemica personale, invitandoli, in sostanza, a occuparsi dei nipotini anziché dell’ospedale.
Una battuta che ha provocato la dura reazione dell’Ordine dei Medici e delle opposizioni regionali.
Ed è difficile non comprenderne le ragioni.
Un medico che ha trascorso una vita professionale dentro un ospedale non perde competenza, esperienza e diritto di parola nel momento in cui va in pensione.
Anzi, proprio chi ha conosciuto per decenni una struttura sanitaria può offrire osservazioni utili sulle sue trasformazioni.
Naturalmente gli ex primari possono sbagliare. Le loro valutazioni possono essere contestate e i loro timori possono risultare infondati.
Ma devono essere confutati con argomenti, dati e documenti, non con battute sulla loro età.
Un dirigente pubblico dovrebbe avere il compito di ascoltare, spiegare e confrontarsi.
Non di liquidare le critiche con una frase che rischia di apparire sprezzante.
E qui nasce una domanda: se la riforma sanitaria è davvero così positiva, perché reagire con tanto nervosismo alle osservazioni di chi esprime preoccupazioni?

LA PROTESTA DEI CITTADINI NON È UN ATTACCO ALL’OSPEDALE

Un altro elemento che colpisce è il tentativo di presentare alcune critiche come se fossero attacchi al San Paolo o addirittura a chi ci lavora.
È un’impostazione che rischia di rovesciare completamente il problema.
Chi manifesta per difendere i servizi sanitari pubblici non sta necessariamente attaccando l’ospedale.
Molto spesso sta facendo esattamente il contrario.
Sta chiedendo che quell’ospedale conservi e migliori le proprie funzioni.
Il comitato savonese ha organizzato per oggi, 24 ottobre, una manifestazione in piazza Pertini, denunciando le liste d’attesa, le difficoltà della sanità territoriale e le incertezze legate alla riorganizzazione.
Si può essere d’accordo oppure no con le sue valutazioni.
Ma considerare la protesta un fastidio da respingere anziché un’occasione di confronto sarebbe un errore politico e istituzionale.
I cittadini non sono tenuti ad applaudire una riforma soltanto perché chi la propone assicura che funzionerà.
Hanno il diritto di chiedere spiegazioni e, soprattutto, risultati.

E LA POLITICA SAVONESE? SEMPRE PRONTA A INTERVENIRE, MA I RISULTATI?

In questa vicenda non si possono assolvere automaticamente neppure le opposizioni.
Il Partito Democratico e le altre forze politiche che oggi contestano la riorganizzazione sanitaria devono certamente esercitare il loro ruolo di controllo.
Ma dovrebbero anche evitare che la sanità diventi l’ennesimo terreno di scontro tra maggioranza e minoranza, nel quale ogni problema viene utilizzato per conquistare qualche consenso.
La difesa del San Paolo non può essere una bandiera da sventolare soltanto quando conviene.
Occorrono posizioni chiare, proposte concrete e la disponibilità a giudicare i provvedimenti per i loro effetti, indipendentemente da chi li presenta.
Lo stesso vale per l’amministrazione comunale di Savona.
Il sindaco Marco Russo e la sua Giunta non hanno la responsabilità diretta della gestione ospedaliera, che compete al sistema sanitario regionale.
Ma questo non significa che possano limitarsi alle dichiarazioni di preoccupazione o agli appelli istituzionali.
Un sindaco rappresenta la propria comunità e ha il dovere politico di chiedere garanzie precise sul futuro dei servizi sanitari del territorio.
Soprattutto quando le decisioni regionali possono incidere sulla qualità della vita di migliaia di cittadini.

LA SANITÀ NON È UNA GARA DI COMUNICATI STAMPA

Il problema di fondo è che ormai la discussione sulla sanità sembra essersi trasformata in una gara di comunicazione.
La Regione annuncia investimenti e risultati.
I dirigenti sanitari rispondono con statistiche e conferenze stampa.
Le opposizioni denunciano tagli e ridimensionamenti.
I comitati protestano.
Gli ordini professionali intervengono.
E nel frattempo il cittadino continua a cercare una visita, una risonanza, un’ecografia o un appuntamento specialistico.
Forse sarebbe il momento di cambiare metodo.
Anziché moltiplicare le dichiarazioni, la Regione dovrebbe pubblicare dati facilmente comprensibili e verificabili per ogni ospedale e per ogni prestazione: personale disponibile, servizi attivi, tempi effettivi di attesa, prestazioni erogate, eventuali trasferimenti di funzioni e obiettivi della riforma.
Solo così si potrebbe valutare seriamente se il sistema sanitario stia migliorando.
Perché la trasparenza non dovrebbe essere considerata una concessione, ma un obbligo nei confronti dei cittadini.

IL VERO BILANCIO DELLA GIUNTA BUCCI SI FARÀ NELLE SALE D’ATTESA

Due anni di Giunta possono certamente essere un’occasione per presentare un bilancio politico.
Ma un bilancio serio non dovrebbe limitarsi alle fotografie di gruppo e agli annunci per il futuro.
Dovrebbe partire dalle difficoltà che ancora esistono.
Dalle persone che aspettano mesi per un esame.
Dagli operatori sanitari che lavorano sotto pressione.
Dalle famiglie costrette a rivolgersi al privato quando non riescono a ottenere una prestazione in tempi utili.
Dalle preoccupazioni sul futuro degli ospedali provinciali.
Bucci ha il diritto di rivendicare i risultati ottenuti. Cirone ha il diritto di difendere il lavoro della struttura sanitaria. Vinai ha il diritto di contestare le critiche che ritiene sbagliate.
Ma i cittadini hanno un diritto ancora più importante: quello di essere curati.
E quel diritto non può essere subordinato alle esigenze della propaganda politica, né alle polemiche personali tra dirigenti e medici.
Alla fine, il successo di una riforma sanitaria non si misura dal numero degli applausi ricevuti durante una conferenza, ma dal numero dei cittadini che riescono a curarsi senza dover aspettare mesi o mettere mano al portafoglio.
E finché per una risonanza magnetica si potrà aspettare oltre un anno, sarà difficile convincere tutti che la sanità ligure abbia davvero imboccato la strada giusta.
Perché la Giunta può anche festeggiare. La malattia, purtroppo, non aspetta la fine dei festeggiamenti.
C’è il rischio che, con la centralizzazione della sanità ligure, Savona perda progressivamente autonomia e capacità decisionale.

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