Sanità in Liguria, la Riforma Bucci: tra ambizioni modernizzatrici e nodi irrisolti

«Vogliamo costruire una sanità moderna, efficiente, equa e sostenibile». Le parole del presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, riecheggiano nel Consiglio regionale come promessa di una svolta. Al centro dell’agenda di governo: abbattimento delle liste d’attesa, potenziamento della sanità territoriale, costruzione di nuovi ospedali e un sistema integrato più vicino ai cittadini.
È una visione orientata al futuro, che richiama modelli europei e una governance più snella. Ma è proprio qui che si concentra la parte più controversa della riforma.

La Regione punta a intervenire lungo due direttrici principali:

  1. Riduzione delle liste d’attesa
  • Più ore di attività per diagnostica e reparti critici (“18 ore al giorno” per TAC e risonanze).
  • Percorsi preferenziali per malati cronici e oncologici.
  • Telemedicina e diagnostica di primo livello nelle farmacie.
  • Analisi automatizzata dell’appropriatezza prescrittiva dei medici.
  1. Rafforzamento della sanità territoriale
  • Costruzione e messa a regime di Case di Comunità e Ospedali di Comunità previsti dal PNRR.
  • Nuove professionalità come infermiere di famiglia, caregiver di territorio, operatori dedicati agli anziani.
  • Numero unico per cure non urgenti (116117), per alleggerire i Pronto Soccorso.
  1. Grandi opere ospedaliere

Tra le priorità:

  • Nuovo Ospedale di Taggia
  • Nuovo Santa Corona
  • Nuovo Galliera
  • Nuovo Felettino alla Spezia
  • Centro di Medicina Computazionale agli Erzelli
  • Riqualificazione Gaslini

Un programma che parla di investimenti, di crescita strutturale e di un modello sanitario «vicino» e moderno.

Il nodo vero: l’Asl unica

La riforma prevede l’assorbimento delle cinque Asl liguri in un’unica Azienda Sanitaria Regionale articolata in aree funzionali territoriali.
Per Bucci, l’obiettivo è chiaro: centralizzare le decisioni, eliminare duplicazioni, ridurre dispersioni e disomogeneità.

Ma è proprio qui che si concentra la critica più dura.

Le critiche: “Una riforma senza basi e senza ascolto”

  1. Nessun piano economico

Non sono stati presentati:

  • costi complessivi
  • fonti di copertura
  • impatto su bilanci e personale

Una riforma così vasta richiede almeno tre anni di fase transitoria, affermano i tecnici. La Regione la vuole attivare in sei-dodici mesi.

  1. Rischio aumento della mobilità dei dipendenti

Con un’unica Asl:

  • solo l’azienda centrale avrà personalità giuridica
  • i lavoratori potrebbero essere spostati tra province senza tutele

Tema molto sensibile in una regione anziana e con territori difficili da raggiungere.

  1. Favorisce il privato?

Molte associazioni e sindacati sostengono che:

Se il pubblico si organizza per “area vasta” e non più per prossimità,
chi garantisce servizi vicini al cittadino?
Il privato.

Il rischio è che gli ospedali pubblici diventino poli altamente specializzati, mentre la prossimità venga progressivamente delegata al mercato, dove chi può paga, chi non può aspetta.

  1. Case della Comunità senza personale

Le strutture del PNRR esistono.
Mancano:

  • medici
  • infermieri
  • tecnici
  • équipe di presa in carico

La riforma non indica come né quando tali figure verranno reclutate.

  1. Nessun confronto con sindaci, medici, lavoratori

La salute è competenza dei sindaci.
La riforma è stata approvata senza consultarli.

Il rischio di una riforma da laboratorio, non da territorio

La Liguria è:

  • una delle regioni più anziane d’Europa
  • geograficamente stretta, discontinua e difficile da connettere
  • con aree interne isolate e una forte domanda di cure di base

Centralizzare può portare efficienza nei conti, ma può anche allontanare i servizi dalle persone, ridurre la continuità delle cure e aumentare il peso dei privati.

La riforma Bucci presenta una visione chiara: modernizzare, concentrare, integrare.
Ma senza:

  • un piano finanziario,
  • tempi realistici,
  • personale sufficiente,
  • e soprattutto senza partecipazione dei territori,

rischia di essere percepita come una riforma fatta più sui numeri che sulle persone.

Se lo slogan è “Nessuno resti indietro”, la prova concreta sarà capire se il cittadino ligure, soprattutto anziano e fragile, dovrà fare più strada per curarsi – o meno.

La sfida non è solo costruire nuovi ospedali, ma garantire che chi ha bisogno possa entrarci senza mesi di attesa.

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