Nicolò accusa, Parodi replica. Tra primari, appartenenze politiche e vecchie campagne elettorali, il futuro dell’ospedale di Savona finisce in secondo piano. E i cittadini continuano ad aspettare risposte.
C’è qualcosa di profondamente sbagliato nel dibattito che si è acceso attorno all’ospedale San Paolo di Savona. E non riguarda soltanto la riorganizzazione sanitaria, i primari o i reparti da accorpare. Riguarda soprattutto il modo in cui la politica, ancora una volta, riesce a trasformare un problema serio, che interessa migliaia di cittadini, in una polemica tra esponenti di schieramenti contrapposti.
Da una parte Massimo Nicolò, assessore regionale alla Sanità, dall’altra Lionello Parodi, assessore comunale di Savona, già primario del San Paolo.
Due persone che, per i ruoli ricoperti e per le rispettive esperienze, dovrebbero contribuire a chiarire una situazione complessa. Invece, leggendo le loro dichiarazioni, si ha la sensazione che il confronto sia scivolato su un terreno dove la salute dei cittadini rischia di diventare soltanto lo sfondo di una disputa politica.
Nicolò: chi protesta lo fa per ragioni elettorali?
L’assessore regionale, intervistato dal Secolo XIX il 17 ottobre, sostiene che nessun primario perderà il posto e che i cittadini sarebbero stati spaventati ingiustamente per ragioni elettorali.
Una dichiarazione impegnativa, soprattutto quando si parla di un ospedale che rappresenta un punto di riferimento fondamentale per Savona e per buona parte della provincia.
Nicolò rivendica gli investimenti, la nuova risonanza magnetica, gli interventi previsti per Ematologia ed Endoscopia e il mantenimento di alcuni servizi inizialmente interessati dalla riorganizzazione.
Sono elementi positivi, naturalmente. Ma non basta annunciare nuove apparecchiature per dimostrare che un sistema sanitario funziona.
Un ospedale non si misura soltanto con il numero delle macchine acquistate o con i lavori programmati. Si misura con la possibilità di ottenere una visita in tempi ragionevoli, di essere operati senza attese interminabili, di trovare personale sufficiente e di ricevere cure adeguate.
Soprattutto, l’assessore regionale dovrebbe evitare di attribuire troppo facilmente motivazioni elettorali a chi manifesta preoccupazione.
È possibile che qualche esponente politico cerchi visibilità sfruttando la vicenda? Certamente. Ma questo non significa che le preoccupazioni dei cittadini siano inventate o strumentali.
Liquidare le proteste come allarmismo elettorale rischia di essere un modo troppo comodo per non affrontare fino in fondo le domande.
Parodi: dalla difesa dell’ospedale alla difesa del proprio passato
La replica dell’assessore comunale Lionello Parodi, pubblicata da IVG il 19 ottobre, contiene osservazioni che meritano attenzione.
In particolare, Parodi solleva un problema concreto: come può un direttore di struttura complessa garantire tutte le proprie responsabilità cliniche, organizzative e amministrative se deve dirigere reparti distanti oltre cento chilometri?
È una domanda legittima, alla quale la Regione dovrebbe fornire una risposta tecnica e documentata.
Ma anche Parodi finisce per entrare nel gioco della polemica politica.
Una parte significativa della sua replica riguarda infatti il proprio passato, la partecipazione alla campagna elettorale di Claudio Burlando, il rapporto con il centrosinistra, il proprio curriculum professionale e le insinuazioni che ritiene di aver ricevuto.
Tutte questioni sulle quali Parodi ha certamente diritto di difendersi.
Ma che cosa c’entrano con i problemi che oggi deve affrontare un paziente del San Paolo?
Il cittadino che aspetta una visita specialistica non è interessato a sapere chi sostenesse Burlando vent’anni fa. Chi attende un intervento chirurgico non vuole conoscere le simpatie politiche dei primari. Chi teme il ridimensionamento di un reparto vuole sapere se quel servizio continuerà a funzionare.
Parodi, oltre a essere un ex primario, è oggi un assessore del Comune di Savona. E proprio per questo dovrebbe contribuire a riportare il confronto sul terreno delle soluzioni, anziché lasciarsi trascinare in una disputa personale con l’assessore regionale.
Due assessori, due schieramenti, un problema che rimane
Il punto è proprio questo.
Nicolò sembra preoccuparsi soprattutto di dimostrare che gli allarmi sono esagerati e politicamente interessati.
Parodi replica difendendo la professionalità dei medici, ma dedica anche spazio a contestare le insinuazioni sul proprio passato politico.
Nel frattempo, i problemi dell’ospedale restano sul tavolo.
E sarebbe interessante sapere se i due assessori abbiano dedicato altrettanta energia a confrontarsi su questioni ben più importanti: organici, liste d’attesa, capacità operativa dei reparti, responsabilità dei direttori, servizi che rimarranno effettivamente a Savona e conseguenze della riorganizzazione sui pazienti.
Perché il vero rischio non è soltanto perdere un primario, ma perdere progressivamente servizi, autonomia organizzativa e capacità di risposta ai bisogni sanitari del territorio.
E non basta assicurare che nessuno perderà il posto. Il problema non è garantire una poltrona a un dirigente, ma garantire un’assistenza adeguata ai cittadini.
Il San Paolo non appartiene né alla destra né alla sinistra
C’è poi un aspetto che entrambi sembrano sottovalutare.
La sanità savonese non è una proprietà della Regione, della maggioranza che la governa o dell’amministrazione comunale.
È un servizio pubblico che appartiene ai cittadini.
Non dovrebbe essere necessario dichiararsi di destra o di sinistra per chiedere che un reparto funzioni, che un esame venga eseguito in tempi accettabili o che un ospedale mantenga un livello adeguato di assistenza.
La Regione ha il dovere di spiegare con chiarezza le proprie scelte e di dimostrarne l’efficacia.
Il Comune ha il dovere di rappresentare le esigenze della comunità, avanzando richieste precise e verificabili, senza limitarsi alla contrapposizione politica.
Ed entrambi hanno il dovere di ascoltare cittadini, operatori sanitari e associazioni, senza considerarli automaticamente alleati o avversari di qualcuno.
Meno dichiarazioni, più risposte
Ci piacerebbe vedere Nicolò e Parodi seduti allo stesso tavolo, non per discutere di Burlando, delle fotografie elettorali o delle reciproche appartenenze politiche, ma per presentare ai savonesi un quadro chiaro e verificabile della situazione.
Quanti medici mancano? Quali sono i tempi reali di attesa? Quali reparti cambieranno organizzazione? Chi sarà responsabile delle attività cliniche? Quali garanzie concrete esistono per i pazienti? Quali obiettivi saranno raggiunti e in quali tempi?
Sono queste le domande che meritano risposte.
Perché una cosa dovrebbe essere evidente: se la riorganizzazione è davvero un miglioramento, deve essere possibile dimostrarlo con dati e risultati. Se invece presenta criticità, bisogna avere il coraggio di riconoscerle e correggerle.
Senza cercare colpevoli tra chi protesta e senza trasformare ogni osservazione in un attacco politico.
Alla fine, chi ci rimette?
La vicenda del San Paolo offre un’immagine poco incoraggiante della politica sanitaria ligure.
Un assessore regionale che accusa di allarmismo elettorale, un assessore comunale che replica chiamando in causa vecchie appartenenze politiche. Due figure istituzionali che avrebbero gli strumenti per discutere concretamente del futuro dell’ospedale e che invece finiscono per alimentare una polemica.
Non significa che le loro argomentazioni siano tutte sbagliate. Significa che anche le ragioni giuste perdono forza quando vengono sommerse dalla propaganda e dalle questioni personali.
Il San Paolo non ha bisogno di una guerra tra assessori. Ha bisogno di personale, servizi efficienti, investimenti mirati, una programmazione credibile e risposte trasparenti.
E soprattutto ha bisogno che qualcuno si ricordi di una cosa molto semplice.
I pazienti non votano quando entrano in ospedale. Entrano per essere curati.
E la sanità dovrebbe cominciare proprio da qui.
