Ancora un incidente sul lavoro. Ancora un volo nel vuoto. Ancora un operaio che rischia la vita mentre sta semplicemente facendo il proprio mestiere.
Ieri mattina, nel cantiere di riqualificazione del complesso del San Giacomo a Savona, un lavoratore di 65 anni è precipitato da circa cinque metri di altezza mentre stava passando cavi elettrici sulle impalcature. Un attimo, forse una perdita di equilibrio, forse altro: saranno gli accertamenti dell’Uopsal e delle forze dell’ordine a stabilirlo.
L’uomo, residente a Genova, è stato soccorso in codice rosso e trasportato d’urgenza al Santa Corona di Pietra Ligure. Per ore si è temuto il peggio. Solo nel pomeriggio è arrivata la notizia che nessuno vorrebbe mai definire “positiva” in questi casi: non è in pericolo di vita.
Ma la vera domanda resta un’altra.
Che cosa ci faceva un operaio di 65 anni su un ponteggio a cinque metri di altezza?
A dirlo senza giri di parole è stato lo stesso sindacato. La Filca Cisl Liguria ha ammesso ciò che spesso tutti sanno ma pochi dichiarano apertamente: non è accettabile che un lavoratore edile, a quell’età, sia ancora costretto a svolgere mansioni ad alto rischio. Il lavoro nei cantieri è usurante, fisicamente devastante, e richiede riflessi e condizioni che difficilmente possono essere garantite dopo una vita intera passata tra cemento, scale e impalcature.
E qui il problema smette di essere una fatalità.
Diventa sistema.
Perché se un sessantacinquenne continua a lavorare sui ponteggi significa che qualcosa, nel rapporto tra lavoro, pensioni e sicurezza, non funziona più da tempo. Significa che si arriva a fine carriera senza alternative. Significa che la sicurezza spesso resta una parola scritta nei protocolli più che una realtà quotidiana.
Immediata, come sempre, la dichiarazione del sindaco Marco Russo: “Siamo profondamente colpiti… la sicurezza sul lavoro è una priorità assoluta… saranno fatte verifiche”.
Parole inevitabili. Parole corrette. Parole già sentite.
Quelle dichiarazioni che arrivano puntuali dopo ogni incidente, indipendentemente dal colore politico dell’amministrazione di turno. Dichiarazioni di circostanza che ormai sembrano parte del protocollo quanto il casco e le transenne di cantiere.
Ora c’è da scommetterci: nei prossimi giorni non mancherà la visita istituzionale in ospedale, stretta di mano, auguri di pronta guarigione e — inevitabilmente — fotografo al seguito. Del resto siamo entrati nella lunga stagione pre-elettorale, e ogni gesto pubblico diventa comunicazione politica.
Ma la sicurezza sul lavoro non può trasformarsi in un passaggio obbligato della narrazione istituzionale.
Perché la vera verifica non si fa dopo la caduta, ma prima.
Non davanti alle telecamere, ma nei cantieri.
Non con la solidarietà, ma con prevenzione, controlli reali e condizioni di lavoro dignitose.
Savona oggi tira un sospiro di sollievo perché l’operaio sopravviverà.
Ma resta una verità scomoda: finché si continuerà a cadere dai ponteggi, le parole di vicinanza resteranno solo parole.
E ogni volta, purtroppo, arriveranno sempre troppo tardi.






