Dai social una valanga di commenti: periferie dimenticate, ascolto mancato, città immobile. L’annuncio divide e riaccende la sfiducia
L’annuncio della ricandidatura di Marco Russo…leggi…, ha avuto l’effetto di un sasso lanciato nello stagno. Ma più che onde, ha smosso un’ondata di commenti, reazioni, critiche e riflessioni amare da parte dei cittadini savonesi, molti dei quali hanno affidato ai social — e in particolare a Facebook — il proprio disappunto.
Al netto degli insulti e delle invettive (che in politica, purtroppo, non mancano mai), emerge un quadro lucido e politicamente significativo: una larga fascia della popolazione sembra aver perso fiducia in questa amministrazione, sentendosi trascurata, non ascoltata, distante anni luce dal palazzo.
Il sindaco che non ascolta
Tra i temi più ricorrenti, la sensazione che il sindaco — pur dichiarando pubblicamente di voler “ascoltare” — non abbia mai davvero aperto un dialogo reale con la cittadinanza, soprattutto con i comitati, i coordinatori di quartiere e chi vive nei rioni periferici. “Abbiamo cercato di collaborare ma non siamo stati ascoltati”, scrive un cittadino, lamentando la mancata risposta a ripetute richieste di confronto. Una critica che torna con forza anche da parte di chi, pur non avendo votato Russo, aveva provato a mantenere un atteggiamento costruttivo.
Il grande assente: la periferia
Se c’è un’accusa che accomuna decine di commenti, è l’abbandono delle periferie. Cumuli di spazzatura, degrado crescente, servizi scarsi, nessun investimento strutturale: da Legino al Santuario, da via Scotto a Zinola, molti savonesi si sentono cittadini di serie B. “A lei non interessano i nostri problemi perché non facciamo parte del centro città”, scrive amaro un referente di quartiere. Il tema è politico, profondo, strutturale. E rischia di diventare elettoralmente esplosivo.
Un cambiamento che non si vede
“Il cambiamento promesso si è tradotto in degrado”, è il commento più netto di molti. Viene denunciata la mancanza di progettualità sul turismo, la chiusura delle vie, l’inesistenza di politiche per i giovani, il commercio al palo, la gestione dei rifiuti definita “fallimentare”. In molti si chiedono: come si può parlare di un secondo mandato se il primo ha lasciato così tante promesse inevase?
Il timore della memoria corta
Tra le considerazioni più amare, quella sulla scarsa memoria politica dei cittadini. “Se si votasse domenica prossima, forse perderebbe. Ma tra due anni, nessuno ricorderà nulla”, scrive qualcuno, temendo che l’indignazione possa essere effimera, passeggera, destinata a dissolversi nel caldo della prossima estate elettorale.
Una scelta di partito o una candidatura di bandiera?
C’è chi interpreta la ricandidatura di Russo non come una scelta convinta, ma come una mossa tattica del Partito Democratico, utile a evitare di “bruciare” altri nomi. “Perso per perso, meglio ricandidare lui” – ipotizza un commentatore. Un modo per guadagnare tempo, aspettando tempi migliori. Ma il rischio è di pagare cara l’assenza di coraggio nel rinnovare.
Lungi dall’essere solo uno sfogo social, le centinaia di commenti raccolti in poche ore rappresentano uno spaccato autentico di malessere politico. Non tutto è insulto. Non tutto è protesta sterile. C’è una parte di Savona che chiede voce, dignità, attenzione. E che teme di non essere ascoltata nemmeno stavolta.
La vera sfida per il sindaco non sarà solo convincere il suo partito. Sarà riconquistare quella città reale che oggi, a leggere i commenti, si sente dimenticata.






