A Savona è successo un piccolo miracolo giornalistico locale: l’ultimo dei “vecchi” cronisti, Ermanno Branca, ha deciso che non basta più raccontare i fatti nudi e crudi, ma che serve dare un’opinione. E lo ha fatto su La Stampa, con un articolo tanto ironico quanto liberatorio sul sindaco Russo.
Perché il punto è proprio questo: la cronaca, da sola, rischia di diventare complicità. Un giornale non può limitarsi a contare i giorni, le lettere, i comunicati e i silenzi. Quando è palese che a Palazzo Sisto si recitano teatrini – con epistolari che sembrano più esercizi letterari che atti amministrativi – il cronista deve alzare lo sguardo e dire ciò che vede.
Branca, nel pezzo pubblicato, si diverte a raccontare l’epistolario tra Russo e i suoi assessori come se fosse un seminario di letteratura antica. Un sindaco che scrive più da predicatore che da amministratore, e assessori costretti a replicare con la stessa enfasi, come se governare la città fosse un concorso a cattedra di latino e teologia.
La satira funziona perché coglie la verità: a Savona i problemi sono concreti – traffico, rifiuti, tasse, sicurezza – ma il modo in cui vengono affrontati diventa teatro. E allora un giornalismo che non si limita a registrare, ma che analizza, interpreta, ironizza, restituisce finalmente dignità al lettore.
Savona non ha bisogno di verbali travestiti da articoli, ma di opinioni libere. Non serve la cronaca piatta dei comunicati di Palazzo Sisto: serve la penna che graffia, che smonta i rituali, che chiama per nome la messa in scena.
Ecco perché l’articolo di Branca è importante: non tanto per quello che dice, ma per il segnale che manda. Il giornalismo, se vuole contare, deve tornare a fare opinione. E quando l’opinione è costruita con intelligenza e ironia, come in questo caso, diventa servizio pubblico.
La speranza è che non resti un episodio isolato. Perché se i giornali smettono di raccontare solo le “messe in scena” e iniziano a svelarle, allora sì che anche i teatrini del sindaco cominceranno a scricchiolare.
E soprattutto, si ricorderà a chi governa che il giornalismo locale non è un notaio delle giunte, ma il vero contropotere: senza penne libere, a Savona resterebbero solo gli atti ufficiali e i comunicati stampa.






