
Secondo le stime riportate in questi giorni, i libri di testo aumentano mediamente del 2%, mentre zaini e corredo scolastico possono rincarare fino al 5%. Percentuali che, sulla carta, sembrano contenute. Nella realtà incidono su spese già molto alte e concentrate tutte nello stesso periodo dell’anno, quando una famiglia deve affrontare anche bollette, affitti, trasporti e il costo generale della vita.
Per una prima media si possono spendere attorno ai 300 euro soltanto per i libri. L’intero ciclo delle scuole medie può arrivare a circa 600 euro; alle superiori si superano facilmente i 1.200 euro. E quando i figli in età scolare sono due o tre, il diritto allo studio rischia di trasformarsi in un piccolo salasso annuale.
È difficile non chiedersi se sia davvero inevitabile. I libri sono strumenti indispensabili, non beni di lusso. Eppure negli ultimi dieci anni i loro prezzi sarebbero cresciuti di oltre il 25%. Intanto il mercato dell’usato, che dovrebbe essere una valvola di sfogo naturale per le famiglie, viene spesso reso quasi inutile dal continuo cambio delle edizioni.
Nuova copertina, qualche pagina aggiornata, un esercizio spostato, un codice digitale diverso: modifiche talvolta minime che però bastano a far dichiarare “superato” il volume dell’anno precedente. Così il libro usato perde valore, le librerie faticano a recuperare testi richiesti e le famiglie sono costrette a comprare di nuovo.
Non si tratta di essere contrari agli aggiornamenti, soprattutto quando servono davvero: la storia, la geografia, le norme, la scienza e l’attualità non possono restare ferme. Ma un aggiornamento serio è una cosa; il rinnovo quasi automatico delle edizioni è un’altra. Quando le modifiche non sono sostanziali, la scuola dovrebbe poter favorire il riuso, le adozioni pluriennali e una maggiore libertà per docenti e famiglie.
Le associazioni dei consumatori chiedono almeno di estendere ai libri scolastici la detrazione fiscale del 19%, già prevista per altre spese legate alla scuola. Sarebbe una misura di buon senso: non un regalo, ma un riconoscimento del fatto che studiare è un diritto e che i libri non possono diventare un privilegio per chi ha un reddito più alto.
La Costituzione parla di scuola aperta a tutti. Ma ogni settembre, davanti alla lista dei libri da comprare, molte famiglie ricevono un messaggio diverso: l’istruzione è obbligatoria, il conto pure.
