Ritorna la peste suina africana: serve responsabilità, non fucili

COMUNICATO STAMPA
I dodici casi di peste suina africana (PSA) recentemente accertati – uno a Sassello e gli altri nel Genovese e nello Spezzino – rappresentano un campanello d’allarme drammatico. Il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) denunciano con forza il legame diretto tra la liberalizzazione delle battute di caccia, introdotta dall’ultima ordinanza del commissario straordinario alla PSA, e la diffusione della malattia.
È ormai evidente che l’apertura della stagione venatoria spinga i branchi di cinghiali, sani e infetti, a incontrarsi con maggiore frequenza, accelerando la propagazione del virus. La caccia non è una soluzione: inseguire gli animali con le doppiette non ferma la malattia, la alimenta.
In Europa, la PSA è stata debellata anni fa con scelte opposte: sospensione della caccia e recinzione delle aree infette. La malattia uccide il 95% degli animali contagiati, spesso in modo dolorosissimo. PAI e OSA chiedono che le istituzioni adottino finalmente strategie basate sulla scienza, sulla riduzione della mobilità degli animali e sul rispetto della vita, invece di continuare con politiche anacronistiche e inefficaci.
Ogni giorno perso significa nuovi contagi, nuove sofferenze, aumento dei costi sociali e sanitari. È ora che le autorità smettano di inseguire soluzioni facili e violente e si assumano la responsabilità politica di proteggere il territorio, gli animali e i cittadini.
La PSA non è solo un’emergenza veterinaria: è un banco di prova per la capacità del nostro Paese di scegliere scelte lungimiranti e scientificamente fondate. Continuare a sparare agli animali mentre il virus avanza significa tradire la responsabilità pubblica e ignorare la scienza. È tempo di cambiare rotta, prima che sia troppo tardi.

Osservatorio Savona

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