Ripamonti e l’eolico: Savona è già satura, ma lui rilancia altri 17 impianti (e magari il nucleare)

L’assessore regionale Paolo Ripamonti sembra ormai specializzato in un ruolo preciso: quello dell’uomo delle sparate pilota, mandato avanti dalla Regione per “testare” sull’opinione pubblica progetti dirompenti, discutibili o semplicemente ingestibili. Una specie di stress test vivente delle politiche regionali.

Il copione è sempre lo stesso: si lancia l’idea, si misura la reazione, si incassa la polemica, e intanto la poltrona non traballa mai. È accaduto con l’Aurelia bis, con il pasticcio delle Funivie, e sta accadendo ora con il nuovo Piano Energetico Ambientale Regionale.

Savona ha dato più di tutti. Ma Ripamonti vuole darle ancora di più

Il dato è chiarissimo persino nei documenti ufficiali della Regione: il Savonese è la provincia più satura d’Italia in rapporto alla potenza eolica installata.
Oggi ospita 18 impianti eolici, 62 pale, per un totale di 131,4 MW, pari all’89,75% di tutta la produzione eolica ligure.
Il resto della Liguria contribuisce con le briciole.

Nei numeri, non nell’opinione: Savona ha già dato. E ha dato tanto.

E cosa decide allora la Regione?
Di approvare un piano che apre la strada a 17 nuovi impianti eolici proprio nel Savonese, la provincia che, secondo la stessa delibera “Aree Idonee”, dovrebbe essere considerata non idonea perché ha superato ampiamente il 50% della potenza installata regionale.

Un paradosso amministrativo degno di nota:
la legge dice una cosa, la politica ne fa un’altra.
E Ripamonti, puntuale come sempre, firma e rilancia.

Il Piano Energetico apre anche al nucleare “di nuova generazione”

Come se il carico da 17 nuovi impianti eolici non bastasse, il Pear approvato dalla Giunta inserisce anche l’apertura al nucleare di nuova generazione, con la Liguria candidata a ospitare la neonata Agenzia Italiana per la Sicurezza Nucleare.

In Regione insistono nel descriverla come “un’opportunità”.
Nel Savonese, dove i territori sono già pieni di pale, un probabile inceneritore, infrastrutture mai partite e progetti fantasiosi annunciati e svaniti, l’effetto è più simile a un déjà-vu:
ancora una volta si decide prima, si comunica dopo, e si ascolta mai.

Un assessore sempre in prima linea… quando la linea è esplosiva

Che si tratti di:

  • funivie fermate e ripromesse,

  • Aurelia bis rimbalzata da un tavolo all’altro,

  • inceneritori ipotizzati e negati,

  • ora eolico a tappeto e nucleare “di nuova generazione”…

Ripamonti è sempre lì: pronto alla conferenza stampa, pronto alla dichiarazione d’effetto, pronto a incassare l’ennesima figura a spese dei territori.

C’è chi parla di strategia comunicativa, chi di improvvisazione, chi di ruolo politico.
Quel che è certo è che, nel frattempo, i territori – soprattutto quelli savonesi – continuano a essere campo di sperimentazione per ogni nuova trovata energetica o infrastrutturale.

La domanda finale è semplice

Savona ha già il 90% dell’eolico regionale.
Savona ha già 18 impianti, montagne compromesse, comunità esasperate.
Savona è, secondo lo stesso piano regionale, non idonea.

E allora perché proporre altri 17 impianti, proprio qui?

La risposta, come spesso accade con le idee firmate Ripamonti, non sta nell’energia.
Sta nella politica.
Una politica che continua a usare il Savonese come laboratorio, senza mai domandarsi se i cittadini non abbiano già pagato abbastanza.

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