Quante volte in questi mesi il sindaco Marco Russo lo ha ripetuto come un mantra: il progetto della raccolta porta a porta non si può cambiare.
Era questa la risposta che arrivava puntualmente ogni volta che cittadini e comitati segnalavano problemi, disagi o evidenti storture del sistema.
Eppure la realtà racconta tutt’altro.
In pochi mesi il progetto originario è stato modificato più volte: cambiamenti nelle modalità di conferimento, aggiustamenti logistici, correttivi operativi e continue revisioni organizzative. Un sistema che doveva essere solido e pianificato nei dettagli si è trasformato in un cantiere permanente, con costi aggiuntivi tutt’altro che irrilevanti per le casse pubbliche.
E oggi arriva l’ennesima modifica.
Mastelli addio, arrivano i bidoni condominiali
Durante le recenti assemblee organizzate da SEAS Savona, l’azienda incaricata della raccolta porta a porta, è stata annunciata una nuova svolta: in alcune zone del centro i mastelli individuali verranno sostituiti da bidoni condominiali con chiave, collocati in piccole isole ecologiche vicino agli ingressi dei palazzi.
Una scelta motivata con diversi problemi emersi sul campo. I mastelli, infatti, sarebbero risultati poco pratici da gestire negli androni di molti edifici, soprattutto dove gli spazi sono ridotti o dove vivono persone anziane o con difficoltà motorie. In alcuni casi, inoltre, i contenitori erano stati collocati in aree considerate persino “alluvionabili”.
La modifica è stata formalizzata con lettere inviate da Seas ad alcuni amministratori condominiali tra via Montenotte, via Giacchero e corso Mazzini, dove diversi residenti avevano segnalato anomalie e disparità di trattamento tra civici situati nella stessa strada.
Gli stessi amministratori avevano scritto all’azienda chiedendo spiegazioni su un sistema che applicava regole completamente diverse a pochi metri di distanza, senza criteri chiari e verificabili.
Il progetto che non si poteva cambiare
Il paradosso è tutto qui.
Per mesi ai cittadini è stato ripetuto che il progetto non poteva essere modificato perché costruito su equilibri tecnici e contrattuali precisi. E invece, passo dopo passo, le modifiche stanno arrivando eccome.
Segno che i margini di intervento esistevano.
E che forse il problema non era l’impossibilità di cambiare, ma la difficoltà ad ammettere che il sistema, così com’era stato progettato, presentava più di una criticità.
Un sistema ancora in cerca di equilibrio
La raccolta differenziata è un obiettivo condiviso e necessario. Ma un sistema così complesso deve essere costruito ascoltando il territorio e adattandosi alla realtà urbana, non difendendo a ogni costo schemi teorici.
Perché se un progetto definito “immodificabile” viene corretto continuamente, la domanda che molti cittadini iniziano a porsi è inevitabile:
era davvero un progetto solido, oppure un esperimento pagato dai savonesi?






