L’Associazione Diritti, Cultura e Sviluppo chiede chiarimenti su ispezioni, foto e video dei sacchetti
La raccolta differenziata non può trasformarsi in una raccolta indiscriminata di dati personali. È questo, in sintesi, il nodo sollevato dall’Associazione Diritti, Cultura e Sviluppo che ha inviato una formale segnalazione al Garante per la Protezione dei Dati Personali, chiedendo di verificare la legittimità delle ispezioni sui sacchetti dei rifiuti e, soprattutto, della diffusione di immagini e video sui mezzi di informazione e sui social network.
Il quesito nasce dalla pubblicazione, nei giorni scorsi, di video diffusi su Facebook e altri canali informativi, nei quali si annunciava l’avvio dei controlli sui sacchi della raccolta rifiuti e delle relative sanzioni per conferimenti ritenuti non corretti. Video nei quali non solo si documentavano le operazioni di controllo, ma venivano mostrate anche immagini dei sacchetti aperti e del loro contenuto.
Una pratica che solleva interrogativi seri: gli addetti alla raccolta o alla vigilanza possono fotografare, filmare e diffondere immagini dei rifiuti e degli oggetti estratti dai sacchi? E, soprattutto, possono farlo senza violare la normativa sulla privacy?
Un sistema che espone i cittadini
A Savona il nuovo sistema di raccolta rifiuti è stato introdotto in modo disomogeneo. In una parte della città è attivo il porta a porta, mentre nelle altre zone sono presenti isole ecologiche con cassonetti intelligenti.
Nel porta a porta, i cittadini utilizzano sacchetti leggeri, colorati e spesso trasparenti, sia per la plastica sia per i rifiuti igienico-sanitari. Sacchetti che vengono lasciati su suolo pubblico e che, per loro natura, rendono facilmente visibile il contenuto.
Non solo: questi sacchi sono identificabili tramite codice a barre, che consente di risalire direttamente all’utente. Un dettaglio tutt’altro che secondario, perché trasforma un semplice rifiuto in un potenziale dato personale, e in alcuni casi in un dato sensibile.
Secondo l’Associazione, questo sistema espone i cittadini a un rischio maggiore di violazione della riservatezza rispetto a chi utilizza i cassonetti intelligenti, creando una disparità evidente di trattamento e una situazione di vulnerabilità che non può essere ignorata.
Il rischio di una gogna digitale
La questione non riguarda solo i controlli in sé – che rientrano nelle attività di verifica previste – ma il modo in cui vengono comunicati. La diffusione pubblica di immagini e video, soprattutto sui social, rischia di trasformare un’attività amministrativa in una forma di esposizione mediatica dei cittadini, con effetti che vanno ben oltre la semplice sanzione.
Il rischio è quello di una vera e propria gogna digitale, in cui il contenuto di un sacchetto – e quindi abitudini, consumi, aspetti della vita privata – diventa materiale da mostrare e commentare pubblicamente.
L’appello al Garante
Per questi motivi, l’Associazione Diritti, Cultura e Sviluppo ha chiesto formalmente al Garante della Privacy di esprimersi sulla legittimità di tali pratiche e di adottare ogni azione necessaria per ripristinare le garanzie previste dalla normativa vigente, a tutela dei cittadini.
Una richiesta che va oltre il caso savonese e tocca un tema più ampio: l’equilibrio tra controllo, decoro urbano e diritti fondamentali.
Perché differenziare è un dovere civico, ma la privacy non può finire nei sacchi dell’immondizia.






