Riccione, l’esplosione nell’inceneritore che riapre le domande sulla sicurezza. Un elenco parziale di altri incidenti in Italia

L’incendio all’inceneritore di Coriano, l’alta colonna di fumo visibile anche dall’A14 e dalle spiagge di Rimini e Riccione

Tre feriti, uno in modo grave. E una domanda che torna puntualmente ogni volta che accade un incidente in un impianto di trattamento rifiuti: siamo davvero sicuri che il sistema sia sotto controllo?

L’episodio avvenuto  nel 2024 nell’impianto di Raibano, tra Riccione e Coriano, è uno di quei fatti che durano poche ore nei telegiornali ma che dovrebbero far riflettere molto più a lungo. Una serie di esplosioni lungo il nastro trasportatore dell’inceneritore ha provocato il ferimento di tre operai, uno dei quali con ustioni gravissime. Le prime ipotesi parlano di un rifiuto conferito in modo errato: forse una batteria al litio, forse una batteria d’auto o altro materiale esplosivo finito nell’indifferenziato.

Ed è proprio qui il punto.

Da anni ci raccontano che gli impianti moderni sono sicuri, controllati, tecnologicamente avanzati. Ma la realtà è che basta un singolo oggetto sbagliato finito nel ciclo dei rifiuti per trasformare una linea industriale in una bomba potenziale. Le batterie al litio sono ormai ovunque: telefoni, monopattini, powerbank, sigarette elettroniche, utensili. Se schiacciate, danneggiate o surriscaldate possono incendiarsi o esplodere in pochi secondi.

Il problema è che il sistema si basa anche sul comportamento dei cittadini e sulla capacità di intercettare materiali pericolosi prima che arrivino agli impianti. E qui emergono tutte le fragilità della filiera.

Chi sostiene i termovalorizzatori dirà che non è colpa dell’impianto ma dell’errore umano nel conferimento dei rifiuti. Vero. Ma chi critica questo modello ribatte che proprio questa dipendenza dall’errore umano dimostra quanto il rischio zero non esista. Perché quando migliaia di tonnellate di rifiuti vengono movimentate ogni giorno, prima o poi qualcosa sfugge.

E a pagare il prezzo, quasi sempre, sono i lavoratori e i citatdini.

In Italia il dibattito sugli inceneritori viene spesso ridotto a una guerra ideologica tra “ambientalisti del no” e “modernizzatori pragmatici”. Poi però arrivano gli incidenti, gli incendi nei centri di raccolta, le esplosioni nei camion della nettezza urbana, gli operai feriti. E improvvisamente la propaganda lascia spazio alla realtà.

La verità è che più aumenta la complessità dei rifiuti moderni, più aumenta il rischio industriale collegato alla loro gestione. E forse, prima di trasformare interi territori nei terminali finali dell’immondizia altrui, sarebbe il caso di discutere seriamente non solo dei vantaggi economici degli impianti, ma anche dei costi umani e dei rischi che comportano.

Senza fare allarmismo, esiste una lunga lista di incendi, esplosioni, guasti o incidenti avvenuti in impianti di incenerimento o trattamento rifiuti. Alcuni sono stati limitati, altri molto seri. Ecco un elenco parziale di casi noti in Italia.

Oltre a quello di Riccione Alcuni incidenti avvenuti negli inceneritori o impianti collegati ai rifiuti

  • Acerra– vari incendi e fermi impianto
    Negli anni il grande termovalorizzatore campano ha registrato diversi stop tecnici, incendi localizzati e manutenzioni straordinarie legate alle linee di combustione e allo stoccaggio rifiuti. È uno dei più grandi impianti italiani.
  • Brescia– anomalie e contestazioni ambientali
    L’impianto A2A è stato coinvolto nel tempo in contestazioni e procedimenti relativi a violazioni ambientali e autorizzative europee, pur restando considerato tecnologicamente avanzato.
  • Terni– sequestro impianto
    L’inceneritore fu sequestrato dopo indagini su emissioni fuori norma e gestione dei controlli ambientali.
  • Colleferro– sequestri e inchieste
    L’impianto laziale è stato più volte al centro di indagini e contestazioni ambientali negli anni.
  • Brindisi– impianto fermato
    Inchieste sulla presunta manomissione dei sistemi di controllo delle emissioni.
  • Pietrasanta– fermo impianto Pollino
    Anche qui contestazioni sui dati emissivi e controlli ambientali.
  • Parma– incendi e proteste
    Il termovalorizzatore Iren è stato più volte oggetto di polemiche per guasti, odori, fermi tecnici e piccoli incendi nelle aree di trattamento.
  • Torino– incendi in aree rifiuti
    Inceneritore del Gerbido nel polo TRM si sono verificati episodi di incendio nelle aree di stoccaggio e movimentazione rifiuti, fenomeno piuttosto comune nel settore.

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