
Sindaci, Consigli Comunali e rappresentanti politici, in maniera unitaria e compatta, hanno espresso una contrarietà totale all’installazione di un inceneritore sul territorio della Valle Bormida.
E le ragioni sono note a tutti, tranne che all’Unione Industriali.
1- Un territorio già compromesso.
Non si può parlare di “impianti in sicurezza” in una valle dove sono tuttora presenti aziende estremamente inquinanti, con sforamenti continui dei limiti degli inquinanti, siti industriali dismessi ancora da bonificare e situazioni critiche come i cumuli di ceneri provenienti da inceneritori- la cui natura non è ancora del tutto chiara ai cittadini – stoccate da anni in maniera impropria.
2-Occupazione risibile a fronte di un danno enorme.
I livelli occupazionali promessi da impianti del genere sono risibili, a fronte del danno di immagine e del conseguente danno economico che producono
Se da una parte l’Unione Industriali constata che la Provincia di Savona ha registrato un +35% nel settore turistico, dall’altra non è conscia che questo aumento non sia imputabile solo alla costa. È frutto della nuova frontiera turistica delle nostre aree interne, a cavallo tra Valle Bormida e Basso Piemonte, che sta diventando una parte fondamentale e in forte sviluppo della nostra economia. Un inceneritore cancellerebbe in un colpo solo anni di lavoro su questo fronte.
3- La farsa delle compensazioni.
La visione di eventuali “compensazioni” è totalmente anacronistica e inaccettabile. Non si compensa la salute e il futuro di una Valle con qualche promessa di chissà quali
regalie alla comunità come fossimo dei “villaggi da colonizzare”.
4- La distanza dal luogo di produzione.
Il 70/80% dei rifiuti proviene dalla Città Metropolitana di Genova che tra l’altro ha una percentuale di differenziata inferiore al limite minimo europeo del 65%.
Questa situazione avrebbe delle ripercussioni enormi sulle nostre infrastrutture già estremamente compromesse e su cui evidentemente è più facile promettere miglioramenti che renderli effettivi.
Su questo l’Unione Industriali a nostro avviso dovrebbe impegnarsi: chiedere un miglioramento concreto delle nostre infrastrutture e soprattutto collaborare con le altre provincie per diminuire la percentuale di rifiuti indifferenziati, soprattutto nel genovese.
In questo modo, la riduzione della TARI sarebbe reale e si eviterebbero questi costanti ed inaccettabili aumenti che ricadono sempre sulle tasche dei cittadini.
Ribadiamo con forza: il futuro passa dal riuso e dal riciclo dei rifiuti e soprattutto non si possono scaricare in aree a centinaia di km di distanza già fortemente compromesse da scelte industriali poco lungimiranti e ormai inaccettabili.
