Regionali di novembre: i partiti festeggiano vittorie microscopiche. Ecco quanto contano davvero (regione per regione)

La tabella che presentiamo – costruita sui dati ufficiali di Eligendo – ha una funzione semplice ma micidiale: toglie il trucco alla politica italiana.
Mostra quanto rappresentano realmente i partiti sugli aventi diritto, non sulla minoranza che ancora si reca alle urne.

Ed è proprio qui che la narrazione trionfale dei leader si sgretola.

Una democrazia che si esercita con numeri piccoli e in continua ritirata

Ricordiamolo: la democrazia vive attraverso i partiti.
Partiti che dovrebbero:

  • formare classe dirigente,
  • coltivare cultura civica,
  • organizzare partecipazione,
  • educare gli elettori al controllo democratico.

Se questa funzione viene meno, i partiti si trasformano in aziende private, gestite da ristretti cerchi magici, mentre l’elettore – sempre più lontano – perde potere, voce e controllo.

Ed è esattamente ciò che accade oggi:
la distanza tra aventi diritto e voti reali è diventata un baratro.

Regione per regione: la vera forza dei partiti sugli aventi diritto

Di seguito, il peso reale dei partiti in Campania, Puglia e Veneto.
Non le percentuali ufficiali, ma quelle vere: sull’intero corpo elettorale.

 

CAMPANIA

Aventi diritto: 4.975.253

  • PD: 370.016 → 7,4%
  • M5S: 183.333 → 3,6%
  • AVS: 93.596 → 1,8%
  • FdI: 239.733 → 4,8%
  • FI: 215.419 → 4,3%
  • Lega: 110.735 → 2,2%

Analisi:
In una regione enorme, il primo partito non arriva nemmeno all’8%.
Il centrodestra unito non supera l’11%.
Il vero gigante politico, ormai, è l’astensione.

 

PUGLIA

Aventi diritto: 1.437.609

  • PD: 344.228 → 23,9%
  • M5S: 95.963 → 6,7%
  • AVS: 54.306 → 3,7%
  • FdI: 248.904 → 17,3%
  • FI: 121.015 → 8,4%
  • Lega: 106.853 → 7,4%

Analisi:
La Puglia è l’unica regione dove i partiti mostrano percentuali più robuste sugli aventi diritto.
Eppure, anche qui, il 60-65% dei cittadini non ha votato per nessuno dei partiti rilevanti.
Una “partecipazione” che resta comunque ai minimi storici.

 

VENETO

Aventi diritto: 4.294.699

  • PD: 277.945 → 6,4%
  • M5S: 36.866 → 0,85%
  • AVS: 77.621 → 1,8%
  • FdI: 312.839 → 7,3%
  • FI: 105.375 → 2,4%
  • Lega: 607.220 → 14,1%

Analisi:
Qui i numeri sono impressionanti:
la Lega è l’unico partito sopra il 10%, FdI – che domina a livello nazionale – vale solo il 7%.
Il M5S è praticamente scomparso: meno dell’1% del corpo elettorale.
Il Veneto conferma un trend generale: i partiti rappresentano minoranze sempre più ristrette.

La sintesi che nessuno dice

In tre regioni italiane:

  • nessun partito supera il 24% sugli aventi diritto,
  • in due regioni su tre nessuno supera il 15%,
  • i partiti “di massa” sono ormai partiti “di nicchia”.

E allora, di quali “grandi vittorie” parlano i leader?
Belin, se queste sono vittorie, siamo davvero messi bene…

Il problema non è la destra o la sinistra, ma l’abbandono della democrazia

La frattura politica non è più tra i poli.
È tra:

■ chi partecipa

■ e chi ha smesso completamente di farlo

La crisi italiana è una crisi di partecipazione, non di schieramenti.

Partiti che non formano più nessuno,
elettori non più educati alla cittadinanza attiva,
ignoranza civica crescente,
politica ridotta a marketing,
classe dirigente sempre più improvvisata.

In questo deserto partecipativo, il voto diventa un atto minoritario.
E chi vince governa formalmente, ma senza una base sociale forte.
La democrazia resta in piedi, ma vuota dentro.

Quando vota solo una minoranza, comandano in pochissimi

Questa tabella non è solo un riepilogo numerico.
È la fotografia di un Paese dove i partiti stanno diventando micro-organizzazioni senza popolo,
e dove la maggioranza della popolazione non esercita più il proprio diritto democratico.

Se i partiti non tornano a essere luoghi di formazione, partecipazione e cultura civile,
allora saranno – e già sono – soltanto aziende in mano a pochi, mentre gli elettori resteranno spettatori.

E come sempre: se non ti occupi della politica, c’è sempre qualcuno pronto ad occuparsi di te.

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