La Segreteria Provinciale dell’UGL Savona rompe il silenzio sulla preoccupante involuzione che sta colpendo il Reefer Terminal di Vado Ligure. Una parabola discendente che parte dai sacrifici del 2013 e arriva a un presente fatto di promesse mancate, servizi smantellati e una presenza multinazionale che appare sempre più come un’operazione di puro presidio strategico a scapito del territorio.
Il peso del passato: sacrifici senza ricompensa
Il sindacato ricorda come già nel 2013 i lavoratori abbiano pagato un tributo pesantissimo: la fine improvvisa dei contratti di solidarietà, l’avvento della mobilità e i licenziamenti che hanno preceduto la vendita ad APM Terminals (Gruppo Maersk).
“Molti lavoratori sono rientrati solo grazie al Jobs Act, ripartendo da zero dopo vent’anni di carriera,” dichiara la Segreteria UGL. “Hanno perso anzianità e tutele in nome di un rilancio che, a distanza di anni, si è rivelato un miraggio. Oggi, nel 2026, siamo ancora fermi al punto di partenza.”
Infrastrutture pubbliche per interessi privati?
L’UGL pone un interrogativo etico e politico alle istituzioni: com’è possibile che infrastrutture strategiche finanziate con denaro pubblico — come la piattaforma Vado Gateway, la ferrovia e lo svincolo autostradale — vengano messe a disposizione di una multinazionale che non garantisce il traffico navale promesso?
Se l’obiettivo era lo sviluppo, i fatti certificano il fallimento. Se l’obiettivo era invece neutralizzare uno scalo per logiche di concorrenza contro altri player liguri, il danno per la comunità è incalcolabile.
La denuncia dell’UGL entra nel dettaglio dell’operatività quotidiana: il Reefer Terminal, un tempo “gioiello” multiservizi, sta venendo svuotato pezzo dopo pezzo:
- Chiusura del servizio riscaldamento tanks per liquidi;
- Smantellamento del deposito vuoti;
- Cessazione della manutenzione e riparazione container (frigo e dry).
“Siamo di fronte a uno schema già visto nella storia industriale italiana: si prende un’azienda sana, la si priva del valore aggiunto e la si trasforma in un guscio vuoto,” prosegue il sindacato.
Lavoratori ostaggi delle crisi internazionali
Mentre altri scali liguri crescono, a Vado la risposta è sempre la stessa: “non c’è lavoro”. Le crisi globali — dal Covid ai conflitti in Ucraina e Medio Oriente — diventano alibi sistematici per giustificare l’immobilismo.
L’UGL Savona non accetta che i lavoratori restino ostaggi di questa stasi: “Non siamo comparse di una partita geopolitica. Se APM Terminals non intende investire realmente, il territorio deve avere il coraggio di pretendere alternative.”
L’appello alle Istituzioni
UGL Savona chiede alla politica e alle autorità portuali di aprire gli occhi: non è accettabile che un territorio venga usato come “bandierina” su una mappa senza alcuna responsabilità sociale. Il sindacato annuncia che non resterà a guardare mentre il futuro di Vado Ligure viene smantellato in silenzio.
La Segreteria Provinciale UGL Savona






