Il via libera ministeriale al progetto definitivo del raddoppio ferroviario tra Finale Ligure e Andora non spegne le polemiche. Anzi, ne accende di nuove. A sollevarle è il WWF Savona, che invita a non farsi ingannare dall’entusiasmo delle istituzioni per un’opera definita “strategica”: dietro i rendering scintillanti e le promesse di modernità, si nasconde il rischio di una ferita profonda e duratura inferta al paesaggio e al patrimonio culturale del Ponente ligure.
L’associazione ambientalista non nega l’importanza del potenziamento ferroviario, ma punta il dito contro la leggerezza con cui il Ministero della Cultura ha approvato il progetto, limitandosi a porre alcune prescrizioni tecniche senza entrare nel merito della coerenza con i vincoli paesaggistici e archeologici. “Si fa finta di non vedere – accusano dal WWF – un territorio unico, in cui beni storici, naturalistici e agricoli si intrecciano in un mosaico di straordinaria bellezza. Questo intreccio rischia di essere compromesso da un cantiere gigantesco, con conseguenze non reversibili”.
Le preoccupazioni si concentrano sulla fase dei lavori: gallerie, scavi, sbancamenti, discariche temporanee e permanenti, strade di servizio e infrastrutture di supporto. Insomma, un “cantiere-città” che per anni potrebbe sconvolgere vallate e borghi storici, lasciando dietro di sé una pesante eredità di cemento e paesaggi stravolti.
Il WWF sottolinea come la tratta interessi un territorio che custodisce tesori diffusi: siti carsici con grotte preistoriche, resti di insediamenti romani, chiese medievali, ville storiche e antichi terrazzamenti agricoli. Un patrimonio fragile, fatto di stagni, risorgive, filari alberati, muretti a secco e piccoli boschetti che raccontano la storia di un paesaggio modellato nei secoli dall’uomo.
E c’è un caso emblematico: la Riserva naturale del Rio Torsero a Ceriale, un giacimento paleontologico unico in Europa per la ricchezza e la conservazione dei fossili pliocenici. “Un tesoro di milioni di anni che rischia di essere compromesso da cantieri e movimentazioni di terra”, avverte l’associazione.
Il punto, per gli ambientalisti, non è dire “no” a priori all’opera, ma pretendere un livello di approfondimento e di tutela più serio e consapevole. “Non possiamo accettare che l’unicità del nostro entroterra sia sacrificata sull’altare della fretta e della superficialità. Servono studi aggiuntivi, verifiche puntuali e garanzie reali. Solo così il raddoppio ferroviario potrà conciliarsi con il rispetto di un territorio che non ha eguali”.
In altre parole, il WWF chiede che la modernizzazione infrastrutturale non diventi sinonimo di colonizzazione del paesaggio. Perché i treni possono correre più veloci, ma i danni alla memoria storica e naturale resterebbero… fermi per sempre.






