Elasticità sugli espropri, salvaguardia delle falde e compensazioni adeguate tra le priorità dell’associazione agricola
Savona –
Il progetto di raddoppio ferroviario e spostamento a monte della linea tra Andora e Finale Ligure continua a sollevare preoccupazioni nel mondo agricolo ingauno. La CIA Savona – Confederazione Italiana Agricoltori – ha inviato le proprie osservazioni ufficiali al Ministero dei Trasporti, a RFI, Italferr, Regione Liguria, Provincia e Prefettura di Savona, oltre che al Comune di Albenga.
A firmare il documento, datato 31 ottobre 2025, il presidente provinciale Sandro Gagliolo e il direttore Gianluigi Nario, che chiedono “tutela del territorio, recupero delle aree agricole e garanzie sui posti di lavoro” come condizioni imprescindibili per la realizzazione dell’opera.
“Non mettiamo in discussione la strategicità del progetto – spiegano Gagliolo e Nario – ma chiediamo maggiore elasticità nella gestione degli espropri temporanei di cantiere, per ridurre al minimo i disagi alle aziende agricole coinvolte”.
Colture e aziende a rischio
Secondo la CIA, l’attuale configurazione del tracciato metterebbe a rischio centinaia di aziende agricole della Piana di Albenga, specializzate in colture intensive e florovivaismo. Molte potrebbero perdere superfici produttive, infrastrutture o addirittura essere costrette alla chiusura.
Per questo l’associazione propone di ricollocare le imprese agricole espropriate in terreni già individuati ma oggi soggetti a vincoli (“zone percorse dal fuoco”), superando le attuali limitazioni urbanistiche.
“È necessario – si legge nelle osservazioni – creare nuovi spazi di coltivazione per le aziende colpite, per evitare la chiusura definitiva e la perdita di posti di lavoro”.
Tutela delle falde e delle produzioni locali
CIA Savona esprime inoltre forte preoccupazione per le falde acquifere e per la qualità delle produzioni orticole, olivicole, frutticole, vitivinicole e florovivaistiche. Chiede quindi che RFI si impegni a garantire un monitoraggio costante dei parametri ambientali – acqua, aria, polveri sottili – durante tutte le fasi di cantiere.
La relazione mette in guardia anche dai rischi legati a impermeabilizzazione del suolo e squilibri idrogeologici, invitando a salvaguardare la fruizione delle acque irrigue e il deflusso naturale delle piogge per prevenire alluvioni e danni alle infrastrutture agricole.
Nuove aree e compensazioni economiche
Un altro punto centrale riguarda il recupero di nuove superfici agricole nella prima fascia collinare di Albenga, Villanova d’Albenga, Ceriale e comuni limitrofi. Secondo la CIA, queste aree – oggi prative o boscate a basso pregio – potrebbero essere riconvertite a uso agricolo per compensare la perdita di terreni nella piana.
L’associazione chiede inoltre che le procedure di acquisizione e messa a disposizione di tali terreni partano prima dell’avvio dei cantieri, per consentire alle imprese di trasferirsi in tempo utile.
Sul piano economico, le osservazioni contestano i valori troppo bassi previsti per i risarcimenti:
il riconoscimento di 350 euro al metro quadro per le serre è ritenuto insufficiente e troppo generico. “Occorre distinguere tra diverse tipologie strutturali – legno, metallo, materiali misti – e considerare le serre adibite ad attività commerciali o garden come strutture di valore ben superiore”, scrivono Gagliolo e Nario.
CIA Savona chiede inoltre chiarimenti sui criteri di indennizzo dei fabbricati aziendali e ribadisce la necessità di un pacchetto di compensazioni “chiaro, certo e adeguato” per ogni impresa coinvolta.
Un equilibrio tra sviluppo e salvaguardia
Nelle conclusioni, l’associazione richiama l’attenzione sul forte impatto sociale ed economico che il nuovo tracciato ferroviario rischia di avere sulla comunità ingauna.
Negli ultimi decenni, l’area ha investito in una agricoltura di precisione e di qualità, con mercati consolidati in Italia e all’estero. Lo stravolgimento dell’attuale assetto produttivo, avvertono i vertici della CIA, potrebbe generare disoccupazione e perdita di competenze nel settore.
“Chi dovrà abbandonare l’attività – conclude la nota – dovrà poter contare su adeguati ammortizzatori sociali. Serve un equilibrio tra infrastrutture strategiche e tutela di un patrimonio agricolo che rappresenta un’eccellenza del territorio savonese”.






