Una pistola entrata in discoteca, minacce di morte con frasi da film di mafia, buttafuori “abusivi” che decidevano chi comandava nella movida del Savonese. È questo lo scenario inquietante che emerge dall’inchiesta della Squadra Mobile di Savona, coordinata dal pm Claudio Martini, che ha portato all’arresto di Massimo Abate, 52 anni, siciliano residente a Noli, già indagato per associazione mafiosa in Sicilia, ed Emiliano Koroveshaj, 29 anni, albanese residente a Savona.
Secondo gli inquirenti, i due avrebbero imposto con la violenza e l’intimidazione la loro presenza come “security” in diversi locali tra Albisola, Spotorno, Zinola e Bergeggi, togliendo spazio a società regolari e accreditate. L’accusa è di estorsione in concorso: un vero e proprio racket in salsa rivierasca, fatto di pestaggi, minacce e silenzi complici.
Minacce, botte e “ti sparo in testa”
Il caso è esploso lo scorso maggio davanti al Bahia Blanca di Spotorno, quando Abate avrebbe aggredito e minacciato un organizzatore di eventi con parole che pesano come macigni: «Io ti sparo in testa». Un episodio che, testimoniato da diversi presenti, ha fatto scattare le denunce e dato il via a un’inchiesta che ha scavato dentro le notti savonesi, tra discoteche e stabilimenti balneari trasformati in arene di sopraffazione.
Le carte del gip Alessia Ceccardi parlano chiaro: «Abate e Koroveshaj sono l’espressione della stessa logica criminale di sopraffazione della concorrenza professionale ricorrendo alla brutale violenza». Non solo “muscoli” alla porta, ma un vero progetto di controllo del mercato della sicurezza nei locali.
L’ombra della pistola ai Golden
Tra gli episodi più gravi c’è quello dei Golden Beach di Albisola Superiore. Secondo l’accusa, in una serata di luglio un cliente albanese, arrivato da Milano, sarebbe entrato in discoteca con una pistola. Nessuna segnalazione alle forze dell’ordine, nessuna denuncia: a gestire la situazione sarebbe stato lo stesso Koroveshaj, che avrebbe convinto l’uomo a uscire “senza scaldarsi”.
Un comportamento che per gli inquirenti è prova del patto tacito tra buttafuori abusivi e gestori dei locali: meglio insabbiare che rischiare la chiusura.
E infatti le conseguenze non sono mancate: sospensione della licenza per un mese ai Golden, quindici giorni agli altri locali coinvolti (Lido di Albissola, Wonder di Zinola e Bahia Blanca).
La difesa dei locali: «Noi estranei»
I titolari dei locali si dichiarano tutti estranei, parlano di “contatti indiretti” o addirittura di scambi di persona. Ma le intercettazioni raccontano altro: telefonate, scuse per non aver inserito Koroveshaj in un turno, rassicurazioni sul futuro impiego. E resta il sospetto che i gestori abbiano preferito chiudere un occhio pur di risparmiare sui costi della security.
Un segnale per la città
La vicenda solleva domande pesanti: com’è possibile che, in piena estate, un’arma sia entrata in una delle discoteche più note della Riviera senza che nessuno muovesse un dito? E come mai i locali, pur consapevoli della mancanza di autorizzazioni dei due buttafuori, hanno comunque accettato di lavorare con loro?
La notte savonese, patinata di cocktail e musica, nascondeva un volto oscuro fatto di racket, violenza e omertà. Ora spetta alla magistratura stabilire le responsabilità penali. Ma alla città resta una certezza: il divertimento, senza regole, può diventare terreno fertile per chi usa la forza invece della legge.






