Aggressioni ai netturbini, tensione alle stelle. Ma chi ha progettato un sistema che non funziona? La responsabilità è tutta dell’amministrazione.
A Savona si è superato il limite.
Un operatore ecologico preso a pugni, altri insultati, minacciati, colpiti con uova mentre fanno il loro lavoro.
E allora fermiamoci un attimo, perché qui il problema è doppio:
la violenza è inaccettabile ma anche l’ipocrisia politica lo è altrettanto.
Perché i cittadini sbagliano bersaglio, ma qualcuno quel bersaglio glielo ha indicato.
I lavoratori non decidono nulla
Chi lavora per Sea-S non ha deciso il porta a porta.
Non ha deciso gli orari.
Non ha deciso i bidoni, i mastelli, le regole, le multe.
E soprattutto non ha deciso un sistema che, evidentemente, non è adatto a Savona.
Eppure sono loro a prendersi insulti e botte.
Sono diventati lo sfogo di una città esasperata.
Uno “scudo umano”, come ha detto la Cgil.
E quando si arriva a questo punto, significa che qualcosa – anzi, molto – è stato sbagliato a monte.
Il vero problema: un progetto calato dall’alto
La verità è semplice, anche se dà fastidio: il sistema di raccolta rifiuti è stato progettato male.
Calato dall’alto, senza adattarlo davvero alla città.
Senza tenere conto delle vie strette, dei quartieri diversi tra loro, delle abitudini dei cittadini.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti:
- confusione
- disservizi
- cassonetti che non bastano o sono messi male
- regole complicate
- cittadini esasperati
E lavoratori lasciati soli in mezzo alla tempesta.
Il sindaco dov’era?
E qui arriva la domanda che nessuno in Comune sembra voler affrontare davvero: dov’era l’amministrazione mentre questo sistema prendeva forma?
Perché non basta oggi dire “abbassiamo i toni”.
Non basta difendere giustamente i lavoratori (cosa sacrosanta).
Bisogna avere il coraggio di dire: abbiamo sbagliato.
Perché un sistema che genera tensione sociale, conflitti quotidiani e addirittura violenza…
non è un sistema da “perfezionare”.
È un sistema da ripensare.
La politica del consenso (anche nei rifiuti)
Ma qui si entra nel cuore del problema: la politica non decide più per il bene della città.
Decide per non perdere consenso.
Si tira dritto anche quando le cose non funzionano, si minimizza, si promette “aggiustamenti”, si scarica la responsabilità altrove.
E intanto la città si arrabbia.
E quando la politica non governa, la rabbia si riversa dove trova spazio: sui lavoratori.
Morale amara
Aggredire chi raccoglie i rifiuti è vergognoso.
Ma ignorare le cause che portano a quella rabbia lo è altrettanto.
Perché Savona oggi non è solo sporca di rifiuti.
È sporca di errori politici.
E finché non si avrà il coraggio di dirlo chiaramente, continueremo a vedere la stessa scena: cittadini esasperati, lavoratori sotto attacco, e un’amministrazione che guarda… e prova a spiegare.
Quando invece dovrebbe, semplicemente, prendersi la responsabilità.






