
Per anni la maggioranza che amministra Palazzo Sisto ha rimproverato l’opposizione di essere incapace di collaborare. Ogni proposta critica veniva liquidata con la solita accusa: “Non portate idee, dite solo dei no”. Eppure quanto accaduto in vista del prossimo Consiglio comunale racconta una storia completamente diversa.
L’opposizione ha elaborato due mozioni su temi che interessano direttamente i cittadini: una contro gli aumenti delle tariffe di TPL Linea e una dedicata alla sicurezza urbana. Due argomenti sui quali sarebbe stato naturale cercare un punto di incontro, al di là delle appartenenze politiche.
I consiglieri di minoranza, infatti, hanno scelto di condividere preventivamente i testi con la maggioranza, aprendo la porta a eventuali modifiche e integrazioni. Un’occasione concreta per arrivare a documenti condivisi e approvati all’unanimità, dando finalmente ai savonesi il segnale che, almeno sulle questioni più importanti, il Consiglio comunale sa mettere da parte le bandiere di partito.
È andata diversamente.
Quando è apparso evidente che non sarebbe stato possibile raggiungere un accordo, la maggioranza ha preferito presentare due proprie mozioni sugli stessi identici argomenti. Testi che riprendono diversi spunti delle proposte dell’opposizione ma che, secondo chi li ha confrontati, risultano molto più generici e privi di quelle azioni concrete che caratterizzavano i documenti originari.
Sulla sicurezza, ad esempio, la mozione dell’opposizione conteneva richieste precise: maggiori controlli sulle spiagge, il coinvolgimento dell’operazione “Strade Sicure”, il rafforzamento della Polizia Locale con un’unità dedicata e l’istituzione delle cosiddette “zone rosse” nelle aree più critiche. Misure discutibili o condivisibili, ma comunque concrete e verificabili.
La risposta della maggioranza, invece, appare molto più prudente e sfumata, quasi a voler evitare qualsiasi impegno preciso. Una versione “all’acqua di rosa” che finisce per svuotare di contenuto il confronto politico.
Lo stesso schema si ripete sulla mozione relativa agli aumenti del trasporto pubblico locale. Anche in questo caso, anziché costruire un documento comune nell’interesse dei cittadini, si è preferito marcare la differenza politica, pur affrontando il medesimo problema.
La vicenda racconta molto del modo di amministrare di questa maggioranza. La collaborazione viene invocata quando serve a chiedere all’opposizione di abbassare i toni, ma quando quest’ultima presenta proposte concrete da discutere e migliorare insieme, prevale la logica della contrapposizione. Piuttosto che votare un testo dell’opposizione, si preferisce riscriverne uno più morbido, meno impegnativo e possibilmente intestarsene il merito.
È un atteggiamento che molti cittadini riconoscono anche nel rapporto quotidiano con l’amministrazione comunale. Si chiede partecipazione, si organizzano incontri, si parla di ascolto e condivisione. Poi, però, quando arriva il momento delle decisioni, si tira dritto senza accogliere osservazioni, critiche o proposte alternative.
Questa vicenda dimostra che il problema non è la mancanza di collaborazione dell’opposizione. Al contrario, un tentativo di dialogo c’è stato. È mancata la disponibilità della maggioranza a riconoscere che una buona idea può arrivare anche dai banchi di fronte.
E forse è proprio questa la differenza tra chi mette al centro il risultato e chi mette al centro la firma sotto il documento. Perché, se davvero l’obiettivo fosse stato quello di dare una risposta ai cittadini su sicurezza e trasporto pubblico, sarebbe bastato sedersi attorno a un tavolo, modificare ciò che era necessario e approvare due mozioni condivise.
Si è preferito, invece, l’ennesimo esercizio di autosufficienza politica. Un’occasione persa, non per l’opposizione, ma per l’intero Consiglio comunale e, soprattutto, per la città.
