Qualità dell’aria, Savona meglio di Genova e La Spezia. Ma non è il momento di respirare troppo tranquillamente

C’è una buona notizia, almeno sulla carta: nella classifica 2026 dell’Agenzia europea dell’ambiente, Savona si colloca al 321° posto su 761 città europee per qualità dell’aria e rischio sanitario legato all’inquinamento.

“Fra le tre città liguri inserite nella graduatoria EEA — Savona, Genova e La Spezia — Savona ottiene il piazzamento migliore. Il dato non riguarda però né l’intera provincia né aree specifiche come Vado Ligure e la Val Bormida, per le quali servono rilevazioni locali delle centraline ARPAL.”

È una distinzione importante, per non offrire a nessuno l’alibi di dire che “l’aria è buona” anche dove i dati specifici non sono stati analizzati.

Meglio di Genova, che è al 487° posto, e della Spezia, al 348°. Un risultato che colloca Savona nella fascia centrale della graduatoria europea, fra il 40 e il 50 per cento delle città con rischio sanitario più basso. Non è poco, soprattutto se si guarda alla geografia italiana: Milano è 760ª, Torino 758ª, Monza 759ª. La Pianura Padana, insomma, continua a essere il grande malato d’aria del Paese.

Ma sarebbe un errore trasformare il 321° posto in una medaglia da appuntarsi sul petto.

La classifica dell’European Environment Agency non misura soltanto le polveri sottili: mette insieme l’esposizione di lungo periodo a PM2,5, biossido di azoto e ozono, valutandone il rischio sulla salute della popolazione. Savona risulta meno esposta delle altre due città liguri prese in esame, ma non entra certo nel gruppo delle città europee che possono dire di respirare davvero bene.

La migliore città italiana è Sassari, al 30° posto. Seguono Cagliari, 125ª, e Catanzaro, 142ª. Savona arriva molto dopo. Questo è il dato che merita attenzione: non siamo nel disastro della Pianura Padana, ma neppure in un territorio che possa permettersi di abbassare la guardia.

Del resto, per Savona il tema dell’aria non è un esercizio statistico. C’è il porto, con le navi e le emissioni; c’è il traffico pesante che attraversa e stringe la città; ci sono i cantieri, la viabilità spesso congestionata, l’asse Savona-Vado e tutto ciò che ruota attorno alla logistica. E poi c’è una domanda che torna regolarmente, ma alla quale le risposte concrete sembrano procedere con la consueta lentezza: quando le navi in porto potranno spegnere i motori e collegarsi alla banchina elettrificata?

Genova, 487ª, paga il peso di una grande area urbana, portuale e autostradale. La Spezia, 348ª, resta poco dietro Savona, ma anche lì il rapporto tra porto, traffico e qualità dell’aria non può essere archiviato con un sospiro di sollievo.

La graduatoria europea, dunque, non assolve né condanna da sola. Dice però una cosa molto chiara: Savona sta meglio delle altre due principali città liguri, ma ha ancora troppo da perdere per considerare l’aria pulita una conquista definitiva.

Il rischio è sempre lo stesso: prendere un numero discreto e usarlo come alibi per rinviare gli interventi. Invece servono più controlli pubblici e comprensibili, dati aggiornati quartiere per quartiere, meno traffico inutile, banchine elettrificate e una valutazione seria degli effetti cumulativi di porto, strade, cantieri e impianti.

Perché l’aria non si vede, ma si respira. E, prima o poi, presenta il conto.

Fonte: Agenzia europea dell’ambiente, European City Air Quality Ranking 2026.

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