Qualità dell’aria, la Regione approva il Piano. Ma sulla Val Bormida c’è scritto qualcosa che non si può ignorare

Ripamonti assicura: «La qualità dell’aria in Liguria è complessivamente buona». Ma nei documenti regionali Cairo Montenotte continua a comparire per una criticità precisa: il benzo(a)pirene. E la cokeria viene indicata come sorgente locale prevalente. Mentre si discute di portare proprio in Val Bormida il grande impianto ligure per chiudere il ciclo dei rifiuti, forse sarebbe il caso di leggere fino in fondo il Piano appena approvato.

Il Consiglio regionale della Liguria ha approvato il 29 settembre, con 16 voti favorevoli e 9 contrari, l’aggiornamento del Piano regionale di risanamento e tutela della qualità dell’aria.

Un documento importante, atteso da anni e destinato a guidare le politiche regionali in vista anche dei nuovi standard europei e degli obiettivi fissati per il 2030.

L’assessore regionale all’Ambiente Paolo Ripamonti ha commentato spiegando che la qualità dell’aria ligure è «complessivamente buona», pur riconoscendo l’esistenza di alcune «criticità puntuali». Ha inoltre indicato il 2028 come passaggio importante verso i nuovi standard europei e gli obiettivi del 2030.

Ed è proprio su quelle due parole, “criticità puntuali”, che vale la pena soffermarsi.

Perché una di quelle criticità riguarda direttamente la Val Bormida.

Cairo Montenotte e quel benzo(a)pirene che non scompare dai documenti

Non lo sostengono i comitati contrari all’inceneritore.

Non lo sostengono gli ambientalisti.

Lo scrive la documentazione istituzionale della Regione.

Il Piano ricorda che, per quanto riguarda le emissioni di benzo(a)pirene, a livello regionale una delle principali sorgenti diffuse è rappresentata dalla combustione delle biomasse negli impianti non industriali tradizionali.

Ma subito dopo arriva il passaggio che riguarda Cairo Montenotte:

«A livello locale, si conferma anche per il 2021 che la cokeria nel comune di Cairo Montenotte (SV) è la sorgente prevalente».

Parole piuttosto chiare.

E non si tratta di una scoperta dell’ultima ora.

La stessa Regione ricorda che le centraline di Cairo Montenotte avevano evidenziato nel 2019 il superamento del valore obiettivo del benzo(a)pirene, circostanza che aveva portato alla predisposizione di uno specifico Piano d’azione per la zona Savonese-Bormida.

Ancora più interessante è quanto emerso dalle successive indagini ARPAL sugli IPA.

Secondo quanto riportato dalla Regione, le analisi effettuate nel 2021 e nel 2022 hanno evidenziato un apporto di benzo(a)pirene nel PM10 maggiormente riconducibile alle emissioni della cokeria rispetto alla combustione delle biomasse.

Insomma, non siamo davanti a impressioni, slogan o allarmismi.

Siamo davanti a monitoraggi, studi ARPAL e documenti della Regione Liguria.

E adesso vogliamo discutere proprio qui dell’inceneritore?

Ed ecco il punto politico.

Mentre la Regione approva un Piano sulla qualità dell’aria che continua a registrare una specifica criticità ambientale nella Val Bormida, contemporaneamente proprio la Val Bormida è entrata nel dibattito sulla possibile localizzazione del futuro grande impianto ligure destinato alla chiusura del ciclo dei rifiuti.

Ma quando si valuta dove collocare un nuovo grande impianto industriale, la situazione ambientale preesistente del territorio conta oppure no?

Perché un territorio non è un foglio bianco.

La Val Bormida porta sulle spalle decenni di industrializzazione e di problemi ambientali. E ancora oggi esiste uno specifico Piano d’azione regionale per la qualità dell’aria della zona Savonese-Bormida.

Prima di aggiungere qualsiasi nuova importante fonte emissiva, qualunque essa sia, sarebbe dunque ragionevole partire da una fotografia completa delle pressioni ambientali già presenti e valutarne gli effetti cumulativi.

Non dovrebbe essere una richiesta degli ambientalisti.

Dovrebbe essere il punto di partenza della Regione.

Un Piano che guarda al 2030 con qualche data rimasta indietro

C’è poi un altro particolare curioso.

La maggioranza presenta l’aggiornamento come lo strumento con cui la Liguria si prepara alle sfide future e agli standard europei del 2030.

Le opposizioni hanno però contestato che nel documento siano rimasti persino obiettivi riferiti al 2025, oltre a misure collegate al PNRR, sostenendo quindi che il Piano nasca già in parte superato.

Il consigliere regionale del Pd Davide Natale ha criticato inoltre la scarsa incisività delle misure su trasporto pubblico, mobilità sostenibile e porti, chiedendo anche maggiore attenzione alla dimensione sanitaria dell’inquinamento atmosferico.

Il capogruppo M5S Stefano Giordano ha invece sottolineato la necessità di misurare concretamente gli effetti delle politiche adottate sulla qualità dell’aria.

Sono valutazioni politiche, naturalmente, sulle quali maggioranza e opposizione hanno posizioni differenti.

I dati contenuti nei documenti, invece, restano dati.

Ed è proprio questo il punto che interessa maggiormente la Val Bormida.

La Regione sostiene che l’aria ligure sia complessivamente buona.

Possiamo prenderne atto.

Ma “complessivamente” non significa “ovunque”.

E Cairo Montenotte è uno dei luoghi nei quali la stessa Regione ha dovuto riconoscere una criticità specifica, predisporre un Piano d’azione e individuare le principali sorgenti del benzo(a)pirene.

Per questo il nuovo Piano sulla qualità dell’aria arriva nel momento forse meno opportuno per chi vorrebbe liquidare le preoccupazioni della Val Bormida come semplice opposizione ideologica all’inceneritore

Il territorio può invece porre una questione concreta: qual è oggi il carico ambientale complessivo della Val Bormida e quale ulteriore carico può eventualmente sopportare?

Perché sarebbe singolare approvare al mattino un Piano per risanare e tutelare la qualità dell’aria e discutere al pomeriggio di aggiungere proprio in uno dei territori già sottoposti a specifiche misure di risanamento un nuovo grande impianto.

Condividi

Lascia un commento