PUAD Celle: il 40% di spiagge libere è reale o solo contabile?

La Variante 2026 del Piano di Utilizzo delle Aree Demaniali di Celle Ligure è stata approvata.
Formalmente è un aggiornamento tecnico.
Politicamente è molto di più.

Perché quando si parla di spiagge, si parla di modello di paese.

 Il dato rivendicato: 40% di spiagge libere

L’Amministrazione ha sottolineato il raggiungimento della soglia del 40% di spiagge libere e libere attrezzate.

Numero importante. Numero che fa titolo.

Ma il punto, come ha osservato in Consiglio la consigliera Mordeglia, non è solo quanto, ma quale spiaggia viene conteggiata.

 Il confronto numerico: qualche metro in più al privato

Nel tratto centrale del litorale (dalla concessione 3B alla 16), il fronte mare in concessione passa da 514 metri a 521 metri

Sette metri in più.

Nel litorale dei Piani il totale rimane invariato (556 metri senza ingresso pubblico, 560 con ingresso)

Non c’è una rivoluzione.
Ma non c’è neppure un rafforzamento evidente del pubblico.

Se l’equilibrio non migliora, resta quello di prima.
E in una regione dove la spiaggia libera è storicamente minoritaria, mantenere l’equilibrio significa consolidarlo.

Cala Cravieu: spiaggia libera… con divieto di balneazione

Ed ecco il nodo sollevato in Consiglio.

Nel conteggio delle spiagge libere rientra anche la porzione di Cala Cravieu indicata come “solarium”, un’area in gran parte soggetta a divieto di balneazione per ragioni di sicurezza legate all’approdo turistico.

Domanda semplice:
può essere considerata pienamente spiaggia libera un’area dove il bagno è vietato?

Il Sindaco ha annunciato lavori per migliorare l’accesso al mare.
Ma ad oggi resta uno spazio complesso, con accesso difficile e limitazioni evidenti.

Se una parte del 40% è di fatto non balneabile, la percentuale resta corretta nei documenti, ma meno solida nella realtà.

Via Boagno: spiaggia libera o spazio nautico?

Altro punto critico: il tratto davanti al “cabinone” di via Boagno.

Conteggiato come spiaggia libera, ma contemporaneamente legato a una concessione per associazione di pesca sportiva.

Non è chiaramente indicato il corridoio di lancio delle imbarcazioni.
Tradotto: potenziale conflitto tra bagnanti e barche.

Non è una questione ideologica.
È una questione di gestione concreta.

Una spiaggia libera deve essere libera anche da ambiguità.

La spiaggia che non si vede

La consigliera Mordeglia ha sollevato anche il tema della cartografia aggiornata.

Al confine con Varazze, una porzione classificata come spiaggia libera appare oggi, dopo le mareggiate, ridotta o difficilmente percepibile.

Le rilevazioni tecniche fanno riferimento a marzo 2025.
Siamo nel 2026.

In un piano che “delinea il futuro del paese”, la coerenza tra carta e realtà non è un dettaglio.

 L’occasione delle concessioni scadute

C’era poi un passaggio politico chiaro:
con le concessioni demaniali scadute, si apriva un’occasione per riorganizzare il litorale rafforzando la gestione pubblica.

Nel PUD 2009 era prevista una riunificazione tra spiaggia libera e libera attrezzata.
Oggi quella previsione non è stata recuperata.

Scelta legittima.
Ma è una scelta.

Si è preferito consolidare l’esistente piuttosto che ridisegnare.

Il voto di Aria Nuova è stato di astensione.

Non opposizione pregiudiziale. Ma neppure via libera.

Perché il nodo è tutto qui:

Il 40% è un dato contabile.
La fruibilità è un dato politico.

Una spiaggia libera deve essere:

  • balneabile,
  • accessibile,
  • chiaramente delimitata,
  • aggiornata nella rappresentazione cartografica,
  • non promiscua con attività nautiche ambigue.

Se dentro il 40% rientrano aree con divieti, difficoltà di accesso o sovrapposizioni di uso, allora il dibattito non è numerico. È sostanziale.

Il PUAD 2026 non privatizza la costa.
Non riduce drasticamente la spiaggia libera.

Ma non la rafforza nemmeno.

Consolida l’equilibrio esistente e lo certifica con una percentuale.

La vera differenza tra maggioranza e opposizione, in questo Consiglio, non è stata sui metri.
È stata sul significato di quei metri.

Perché una spiaggia può essere libera sulla carta.
Oppure può esserlo davvero.

E tra le due cose, c’è di mezzo la politica.

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