Dopo una lunga serie di rinunce, il centrosinistra presenta il suo candidato alla presidenza della Provincia. Tra gli aspiranti consiglieri Gianpiero Borreani, uno degli artefici della vittoria di Marco Russo a Savona, e Stefania Scarone, coordinatrice provinciale del Movimento 5 Stelle. Per qualcuno una nuova sfida, per altri una promozione che meriterebbe qualche spiegazione.
Un risultato che, considerate le premesse, potrebbe già essere festeggiato come una vittoria. Non tanto perché il centrosinistra abbia improvvisamente trovato la formula per conquistare Palazzo Nervi, quanto perché è riuscito nell’impresa, tutt’altro che scontata, di trovare qualcuno disposto a candidarsi.
Prima di Nasuti erano circolati diversi nomi, tra cui quelli di Tomatis, Mirri, Niero, Gilardi e Geddo. Una girandola di ipotesi e rinunce che ha restituito l’immagine di una coalizione impegnata più a trovare un candidato che a costruire un progetto politico condiviso.
Ora il candidato c’è. E c’è anche la lista, significativamente battezzata “Uniti per la Provincia”. Un nome che sembra quasi un auspicio, dopo le divisioni che hanno accompagnato la ricerca del candidato presidente.
Nasuti ha presentato la sua candidatura con parole impegnative. Ha parlato di una Provincia che deve tornare a contare, di un territorio progressivamente impoverito di servizi e competenze, di sanità, infrastrutture e scelte strategiche che vengono decise altrove.
Ha anche attaccato la gestione politica che ha accompagnato la fine della presidenza Olivieri e le recenti nomine in TPL Linea.
Critiche che, almeno in parte, appaiono condivisibili. Ma resta una domanda: dov’era il centrosinistra savonese mentre la Provincia perdeva progressivamente peso politico?
Perché non tutto può essere attribuito agli avversari. Anche chi oggi denuncia il declino del territorio dovrebbe interrogarsi sulle proprie responsabilità, sui silenzi e sulle occasioni perdute.
Borreani, da artefice della vittoria di Russo alla corsa per Palazzo Nervi
Tra i nomi della lista merita particolare attenzione quello di Gianpiero Borreani, sindaco di Mioglia.
Un nome che potrebbe dire poco a una parte dell’elettorato savonese, ma che negli ambienti politici cittadini è tutt’altro che sconosciuto.
Borreani viene infatti indicato tra gli artefici dell’operazione politica che contribuì alla vittoria di Marco Russo alle elezioni comunali di Savona del 2021.
Una presenza che ricorda come, dietro le candidature e le coalizioni, esista una rete di rapporti politici che supera abbondantemente i confini dei singoli Comuni.
Da Mioglia a Savona, e ora dalla politica comunale alla Provincia: Borreani torna a essere protagonista di una partita importante.
La sua candidatura appare quindi tutt’altro che casuale. È il segnale che, nella costruzione della lista, hanno trovato spazio anche figure che negli anni hanno avuto un ruolo nelle strategie e negli equilibri del centrosinistra savonese.
Naturalmente non c’è nulla di scandaloso. La politica si costruisce anche attraverso alleanze, rapporti personali e capacità organizzative.
Ma sarebbe interessante capire quanto queste candidature rispondano alla necessità di rappresentare i territori e quanto, invece, alla volontà di mantenere e consolidare determinati equilibri politici.
Stefania Scarone: nel Movimento 5 Stelle si perde alle elezioni, ma si guadagna una candidatura
Ancora più curiosa, politicamente, è la presenza di Stefania Scarone, consigliera comunale di Albisola Superiore e coordinatrice provinciale del Movimento 5 Stelle.
Una candidatura che merita qualche riflessione.
Il Movimento 5 Stelle, negli ultimi appuntamenti elettorali in provincia di Savona, ha registrato risultati tutt’altro che incoraggianti. Un andamento che dovrebbe imporre un serio esame politico, soprattutto a chi ha avuto responsabilità di coordinamento territoriale.
E invece?
Invece Scarone compare tra i candidati al Consiglio provinciale.
Sia chiaro: una candidatura non rappresenta automaticamente un premio e non garantisce neppure l’elezione. Ma politicamente il segnale è evidente.
Nel Movimento 5 Stelle savonese, a quanto pare, i risultati elettorali negativi non impediscono di ottenere una nuova opportunità politica.
In qualsiasi organizzazione politica seria, dopo una sequenza di sconfitte, ci si aspetterebbe almeno una discussione sulle responsabilità, sulle strategie adottate e sulla capacità di radicamento nel territorio.
Qui, invece, sembra prevalere la continuità.
Viene spontaneo domandarsi quali siano stati i criteri che hanno portato a indicare proprio Scarone.
Il lavoro svolto sul territorio? I risultati conseguiti? La capacità di rilanciare il Movimento? Oppure, più semplicemente, la necessità di garantire una rappresentanza al M5S all’interno della coalizione?
Sono domande politiche legittime, alle quali sarebbe interessante ricevere risposte altrettanto politiche.
Per un Movimento nato contestando le vecchie logiche dei partiti, il rischio è quello di assomigliare sempre di più proprio a quelle organizzazioni che un tempo accusava di distribuire incarichi e candidature senza tenere conto dei risultati.
Una volta si parlava di meritocrazia, partecipazione e responsabilità.
Oggi, almeno osservando questa candidatura, viene il sospetto che la parola d’ordine sia diventata un’altra: comunque vada, avanti gli stessi.
Demichelis favorito, ma Nasuti prova a giocare la carta del territorio
La sfida del 22 novembre si annuncia comunque difficile per il centrosinistra.
Il candidato del centrodestra, Mauro Demichelis, sindaco di Andora, parte favorito grazie alla distribuzione delle amministrazioni comunali e al meccanismo del voto ponderato, che attribuisce un peso diverso ai voti dei consiglieri in base alla popolazione dei Comuni.
Non saranno infatti i cittadini a scegliere direttamente il presidente della Provincia, ma i sindaci e i consiglieri comunali.
Nasuti ha sollevato anche una questione interessante: Demichelis amministra un Comune che, per la gestione idrica e dei rifiuti, guarda all’ambito imperiese. Un elemento che il centrosinistra utilizza per denunciare il rischio di un ulteriore indebolimento della centralità savonese.
È una critica politica legittima, anche se non basta certo a dimostrare che un’eventuale presidenza Demichelis finirebbe per favorire Imperia.
Ma la vera domanda è un’altra: quali progetti concreti hanno le due coalizioni per restituire peso alla Provincia?
Perché parlare di rilancio del territorio è facile. Più complicato è spiegare come si intenda realizzarlo.
Uniti per la Provincia. Ma uniti per fare cosa?
La lista comprende, oltre a Nasuti, Stefania Scarone, Irene Patrone, Nadia Ottonello, Maria Grazia Oliva, Rodolfo Mirri, Gianpiero Borreani e Alberto Passino.
Una squadra che mette insieme amministratori di diverse realtà territoriali e sensibilità politiche.
Ma, come spesso accade, la composizione di una lista racconta anche qualcosa che va oltre i programmi ufficiali.
La presenza di Borreani richiama gli equilibri politici che hanno contribuito alla costruzione del progetto Russo a Savona. Quella di Scarone solleva interrogativi sul modo in cui il Movimento 5 Stelle valuta il lavoro dei propri dirigenti territoriali.
Due candidature diverse, ma entrambe significative.
Nel frattempo, i cittadini restano spettatori di un’elezione nella quale non potranno votare direttamente, pur dovendo convivere con le conseguenze delle decisioni che saranno prese a Palazzo Nervi.
E forse è proprio questa la contraddizione più grande delle Province di secondo grado: si parla continuamente di rappresentanza dei territori, ma chi vive quei territori non può scegliere direttamente chi li governerà.
Il centrosinistra ha finalmente trovato il suo candidato. Il centrodestra ha già costruito la propria coalizione.
Ora entrambi dovrebbero spiegare che cosa intendono fare per Savona.
Quanto alle candidature, rimane una considerazione: nella politica savonese cambiano le elezioni, cambiano le alleanze, cambiano gli incarichi, ma certi protagonisti riescono sempre a trovare una nuova collocazione.
E quando perfino le sconfitte elettorali non sembrano ostacolare nuove candidature, viene da pensare che nella politica locale l’unico risultato davvero indispensabile sia continuare a restare in partita.
