Savona – Si è svolta una nuova udienza nel processo che vede imputati Massimo Zunino, ex parlamentare ed attuale presidente del CdA di SAT (società pubblica attiva nella gestione rifiuti), e Flavio Raimondo, già amministratore nelle società Ecosavona e Green Up, collegate alla gestione delle discariche provinciali.
L’udienza è entrata nella fase più delicata, quella dell’ascolto delle intercettazioni e delle ricostruzioni della Guardia di Finanza. Al centro, la testimonianza dell’imprenditore dei rifiuti Claudio Busca, che nel corso delle indagini ha descritto un quadro fatto di rapporti economici non chiari e presunte pressioni.
Secondo l’accusa, formulata dal PM Massimiliano Bolla, Raimondo avrebbe chiesto a Busca di coprire un debitoattraverso un pagamento di circa 35 mila euro, parte in contanti e parte tramite una fattura considerata dagli investigatori priva di reale prestazione. Una parte della somma – sempre secondo la Procura – sarebbe poi stata destinata a Zunino, quale rientro di un credito personale tra i due.
In aula è stata letta una frase pronunciata da Busca, registrata a sua insaputa durante una conversazione nei propri uffici: «Mi ha obbligato a dare i soldi per scaricare. Vado in Procura e dai giornalisti: racconto tutto.»
Una dichiarazione che, per l’accusa, sarebbe un tassello importante per comprendere la dinamica dei rapporti contestati.
Le accuse a Zunino
Per Zunino il quadro è più ampio: la Procura sostiene che tra il 2016 e il 2020 siano state emesse fatture per circa 260 mila euro nei confronti di società del settore (tra cui Ecosavona e la stessa Green Up) senza prestazioni effettive, con l’obiettivo di alleggerire il carico fiscale delle aziende coinvolte.
La difesa: “Rapporti normali, ricostruzione distorta”
Gli avvocati di Zunino e Raimondo contestano l’impianto accusatorio, sostenendo che:
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i rapporti economici erano regolari, documentati e giustificati,
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le conversazioni intercettate sono interpretazioni parziali e decontestualizzate,
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l’imprenditore Busca non sarebbe stato costretto, ma coinvolto in accordi commerciali reali.
La difesa ha ribadito in aula: «Nessuna costrizione, nessuna fattura fasulla. Si tratta di rapporti professionali, che vengono stravolti nella narrazione investigativa.»
Un processo che pesa sul territorio
La vicenda entra in un contesto già molto sensibile per la provincia di Savona, dove la gestione dei rifiuti è da anni oggetto di:
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contestazioni ambientali nei comuni limitrofi alle discariche,
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critiche sulla qualità del servizio urbano,
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fiducia cittadina fragile verso le società pubbliche coinvolte.
Il processo, al di là delle responsabilità individuali che saranno accertate solo in sentenza, sta riportando alla luce dinamiche consolidate nel tempo, tra pubblico e privato, che influenzano direttamente la vita quotidiana dei comuni serviti.
Le prossime udienze
Nelle prossime settimane proseguirà l’ascolto delle intercettazioni e dei testimoni.
Resta da verificare se quanto emerso finora rappresenti un episodio isolato o il sintomo di un sistema più strutturato.
La città attende, osserva, e soprattutto si domanda: la gestione dei rifiuti è davvero trasparente, o si sta solo iniziando a scoperchiare il coperchio?






