Al convegno genovese organizzato da Federmanager Liguria, tutto suonava come una sinfonia ben orchestrata: sviluppo, opportunità, Blue Economy, Liguria protagonista. A dirigere uno degli assoli principali, l’amministratore delegato di Vado Gateway e Reefer Terminal, Santi Casciano, che ha chiesto con forza di “accelerare” sulla realizzazione delle infrastrutture attese dal porto di Vado Ligure. Nulla da eccepire sulla richiesta. Peccato solo per un piccolo, gigantesco dettaglio.
Casciano ha parlato di opere che dovevano essere già lì, pronte, funzionanti, testate, prima ancora che sorgesse la piattaforma multipurpose. E invece no: prima si è inaugurata la cattedrale nel deserto, poi ci si è accorti che non esistevano né strade sufficienti, né un casello adeguato, né una ferrovia degna di questo nome.
“Ogni rallentamento o ritardo sulla tabella di marcia rappresenta un freno non solo alla crescita del sistema portuale, ma anche allo sviluppo del territorio” – afferma Casciano.
Ha ragione. Ma la domanda, che nessuno tra gli applausi e le slide colorate ha osato porre, è una sola: perché queste infrastrutture non sono state costruite prima?
Non è un dettaglio tecnico, ma la fotografia di un metodo tutto italiano: prima l’opera faraonica per la foto e il taglio del nastro, poi – forse – i collegamenti per farla funzionare.
A Vado si attende ancora il nuovo ponte sull’Aurelia, la superstrada da Savona, il nuovo casello di Bossarino (rimandato al 2027, come se fosse un film in uscita), la diga, e persino una banale pianificazione ferroviaria fatta con intelligenza. Il risultato? I treni merci si muovono a rilento, i camion si intasano, e il porto – quello stesso porto presentato come il futuro della logistica italiana – rischia il corto circuito logistico.
In una nazione dove prima si costruisce la casa e poi si pensa a fare la strada per raggiungerla, chiamare questo sviluppo sostenibile è un esercizio di ottimismo creativo. Forse, più che “accelerare”, servirebbe rallentare le dichiarazioni e accelerare il senso logico delle priorità.






