
A Savona ormai funziona così: i parcheggi spariscono, le regole si fanno elastiche, e quando qualcuno chiede spiegazioni… cala il silenzio.
È il caso degli stalli del parcheggio del Priamar, finiti al centro di una polemica che – a ben vedere – racconta molto più di una semplice questione di sosta. Racconta un modello di città.
Il fatto: prenotazioni “su richiesta”
Secondo quanto emerso, alcuni posti del parcheggio del Priamar – circa una cinquantina, quindi già pochi – sarebbero prenotabili via mail, in particolare da croceristi in partenza.
Non un servizio ufficializzato, non un regolamento chiaro, non una tariffa pubblica.
Ma una procedura “valutata dall’azienda”.
E qui si apre il primo problema: su quali basi?
Chi decide chi può prenotare? A che prezzo?
E soprattutto: i savonesi possono farlo oppure no?
Il “No comment” che pesa
Alla richiesta di chiarimenti, Tpl sceglie la strada più comoda: nessuna risposta.
Un “no comment” che, in un servizio pubblico, pesa più di mille parole.
Perché quando si gestiscono beni pubblici – come i parcheggi – il silenzio non è neutralità: è opacità.
E non è nemmeno la prima volta.
La politica entra in scena
A portare la questione in Consiglio comunale è il consigliere di opposizione Fabio Orsi, che ha annunciato un’interpellanza.
Il punto sollevato è semplice e difficilmente contestabile: il parcheggio del Priamar è un’infrastruttura strategica per chi lavora in centro, per chi paga un abbonamento, per chi vive la città ogni giorno.
Se quei posti vengono “riservati” – anche solo in parte – a chi arriva per una crociera, si crea una disparità evidente.
E la domanda politica diventa inevitabile:
Savona è ancora una città per i savonesi o sempre più un servizio per chi passa?
Una città sempre più stretta
Il caso Priamar non è isolato.
Negli ultimi anni i parcheggi in centro sono diminuiti: pedonalizzazioni, cantieri, scelte urbanistiche.
Scelte legittime, certo. Ma che avrebbero dovuto essere accompagnate da alternative credibili.
Invece il risultato è sotto gli occhi di tutti:
- meno posti disponibili
- più difficoltà per residenti e lavoratori
- maggiore pressione sulle poche aree rimaste
E ora, anche quei pochi stalli diventano “prenotabili”.
Il paradosso dei croceristi
Qui il tema si fa ancora più delicato.
Nell’area portuale esistono già parcheggi dedicati ai croceristi.
Allora perché utilizzare anche quelli cittadini?
La risposta, probabilmente, è economica.
Ma è proprio questo il punto critico.
Quando un servizio pubblico inizia a essere gestito con logiche di mercato, il rischio è che chi paga di più venga prima di chi vive il territorio.
E questo, in una città già sotto pressione turistica e logistica, può diventare esplosivo.
Regole o discrezionalità?
Il vero nodo, però, è un altro: l’assenza di regole chiare.
Se esiste un servizio di prenotazione:
- deve essere scritto
- deve essere accessibile a tutti
- deve avere criteri trasparenti
Se invece non esiste, allora siamo davanti a una gestione discrezionale.
E la discrezionalità, quando si parla di beni pubblici, è sempre un problema.
Una questione di fiducia
Alla fine, questa vicenda non riguarda solo 49 posti auto.
Riguarda il rapporto tra cittadini e istituzioni.
Perché quando le regole non sono chiare e le risposte non arrivano, si insinua un dubbio pericoloso:
che ci siano cittadini di serie A e cittadini di serie B.
E Savona, francamente, non può permetterselo.
Adesso serve chiarezza
L’interpellanza porterà la questione in Consiglio comunale. Bene.
Ma non basteranno risposte generiche.
Servono numeri, criteri, regolamenti.
Serve dire chiaramente:
- se i posti sono riservati
- a chi
- a che condizioni
- e con quali diritti per i residenti
Perché una città si misura anche da queste cose.
Dai dettagli.
E dai parcheggi.






