Si è svolto ieri mattina, nella Capitaneria di Porto di Savona, il comitato per la sicurezza portuale: un incontro che fotografa bene il clima attuale, sospeso tra prudenza e preoccupazione. Le tensioni internazionali non si traducono, per ora, in un allarme concreto, ma impongono un’attenzione più alta su uno snodo strategico come il sistema Savona–Vado.
Il livello di allerta resta fissato a 1, ma – come ha sottolineato il comandante Matteo Lo Presti – lo scenario globale non consente distrazioni. Da qui la scelta di rafforzare il coordinamento tra Capitaneria, forze dell’ordine e operatori portuali, con un occhio particolare alle navi provenienti da aree sensibili o dagli Stati Uniti, per le quali sono previsti controlli più approfonditi.
A pesare è anche quanto accaduto un anno fa con l’attentato alla petroliera Seajewel, episodio che ha segnato un punto di svolta. Da allora il porto ha cambiato pelle: più telecamere, illuminazione potenziata, vigilanza rafforzata e, soprattutto, un salto di qualità nelle procedure. Oggi ogni nave “energetica” viene analizzata prima ancora dell’arrivo, mentre oltre il 70% delle unità è sottoposto a ispezioni complete della carena. Le petroliere, inoltre, restano al largo – a circa 12 miglia – finché tutti i controlli non sono conclusi.
Il nuovo regolamento portuale, aggiornato dopo oltre dieci anni, introduce norme più stringenti anche per container, diportisti e sicurezza ambientale, con l’obiettivo di coniugare prevenzione e operatività.
Il messaggio che arriva dal porto è chiaro: niente allarmismi, ma neppure leggerezze. In un mondo instabile, la sicurezza diventa un equilibrio delicato da gestire ogni giorno, senza rallentare una macchina economica fondamentale per il territorio.






