
Che la raccolta porta a porta a Savona stesse generando più malumori che entusiasmo, era ormai evidente. A certificarlo ufficialmente adesso è il Difensore civico della Regione Liguria, Francesco Cozzi, che ha scritto nero su bianco le sue perplessità in una lettera indirizzata direttamente al sindaco Marco Russo. Il cuore della questione? Le segnalazioni di oltre cento cittadini e le proteste di Federconsumatori, Codacons e UPPI contro un sistema definito “discriminatorio e poco accessibile”.
Un sistema a doppia velocità
Da una parte i cassonetti “intelligenti” in centro, dall’altra mastelli condominiali e bidoni da custodire nei cortili in periferia. Due modelli diversi per una stessa città. Troppo diversi. «Così si creano disparità di trattamento», avverte Cozzi. E ancora: «In alcuni casi si generano oggettive difficoltà nel conferimento dei rifiuti». Il riferimento è chiaro: anziani, disabili, persone che vivono al piano terra e non hanno cortili dove posizionare i contenitori. Senza contare chi, al momento del ritiro dei mastelli, ha firmato documenti senza leggerli, senza riceverne copia, senza sapere esattamente a cosa stesse dando il proprio consenso.
Cozzi non nega l’importanza di aumentare la percentuale di rifiuti riciclati e riconosce l’impegno dell’amministrazione nel voler “modernizzare” il sistema. Ma ricorda anche che «ogni rivoluzione deve essere accessibile a tutti, non solo a chi abita in centro». Per questo ha invitato il Comune a sensibilizzare Seas, la società incaricata della gestione del servizio, affinché vengano trovate soluzioni concrete per ridurre al minimo i disagi.
Il sindaco Russo, dal canto suo, ha ringraziato il Difensore civico per il tono “costruttivo” e ha ribadito che siamo ancora in fase sperimentale: «Stiamo facendo sopralluoghi condominio per condominio. Più di 50 incontri pubblici con i cittadini, e continueremo a monitorare anche dopo l’avvio». Nessun passo indietro insomma, ma la promessa di ascolto.
Intanto, nelle periferie si moltiplicano gli incontri di protesta. L’ultimo, molto partecipato, si è tenuto alla Società Serenella delle Fornaci. Oltre cento cittadini, guidati da Greta Marino – promotrice della raccolta firme da 6.000 adesioni – si sono ritrovati per ribadire che “così non va”. Con loro anche Franco Fenoglio (UPPI) e Marco Perlo (Codacons). Le richieste sono chiare: più trasparenza, equità nel trattamento e l’estensione dei bidoni informatizzati a tutta la città.
Il porta a porta savonese, nato con l’intento di migliorare la raccolta differenziata, si sta trasformando in un caso di malgestione partecipata. Il rischio, ora, è che il progetto diventi il simbolo dell’ennesima iniziativa calata dall’alto senza una reale comprensione dei bisogni della cittadinanza.
Certo, differenziare è importante. Ma è altrettanto importante che ogni cittadino possa farlo senza sentirsi penalizzato o ignorato. Perché se l’ambiente è una responsabilità collettiva, anche la gestione dei rifiuti deve essere democratica, non a zone.






