Pensiero domenicale: La storia insegna

La celebre massima «La storia insegna, ma non ha scolari» è una brillante riflessione attribuita ad Antonio Gramsci. Evidenzia l’ironia amara per cui l’umanità possiede un archivio infinito di lezioni ed errori passati, ma continua a cometterli ignorando l’esperienza di chi è venuto prima.
Mai come in questi tristissimi momenti questa frase è attuale.
Se facciamo un parallelismo tra oggi e il 1919 troviamo parecchie similitudini
Il fascismo nacque in Italia tra il 1919 e il 1922, favorito da una grave crisi economica, sociale e politica. Le principali cause includono: la delusione per la “vittoria mutilata” dopo la Prima Guerra Mondiale, il Biennio Rosso con le occupazioni delle fabbriche, la debolezza dello Stato liberale e la paura della borghesia verso una rivoluzione comunista.
La Marcia su Roma (1922): Sfruttando il caos e la paralisi del governo, Mussolini organizzò la mobilitazione di migliaia di fascisti verso la capitale. Il Re Vittorio Emanuele III rifiutò di proclamare lo stato d’assedio e affidò a Mussolini l’incarico di formare il nuovo governo.

Queste premesse gettarono le basi per la trasformazione del Paese in una dittatura totalitaria, consolidata negli anni successivi.
Questa lunga premessa per farvi notare quante e quali similitudini ci sono con la situazione attuale.
Chi ha seguito la trasmissione della Gruber mercoledì sera non ha potuto notare quanta violenza verbale abbia espresso il Generale Vannacci.
E’ stata una centrifuga mal confezionata di parole mantra come “remigrazione”, “deportazione” che nella sostanza non significano nulla e che lui non è minimamente in grado di spiegare.
La concezione dei diritti civili di Vannacci è più o meno ferma agli anni ‘30 del secolo scorso, e che – sono parole sue – “se sei gay non puoi accampare diritti, e se vanno in ospedale li curano, se vanno per la strada possono tranquillamente guidare”, pronunciato col tono di chi sta già facendo una concessione inaudita.
Purtroppo molti italiani accolgono questa serie di oscenità con entusiasmo,e fanatismo.
Certamente l’immigrazione clandestina è un problema sociale e genera insicurezza soprattutto quando,si accampano ovunque,sono violenti e irrispettosi delle forze dell’ordine,del Paese che li accoglie.
Un conto è pretendere sicurezza dalle istituzioni per cui socrosanto rispedire a casa chi genera disordine e violenza un altro conto è essere razzisti.
Un razzista è una persona che discrimina, disprezza o ritiene inferiori altri individui basandosi esclusivamente sull’appartenenza a una “razza” diversa, all’origine etnica o al colore della pelle. Tale atteggiamento si fonda sull’erronea convinzione che esistano gruppi umani biologicamente o culturalmente superiori ad altri.
Gli italiani non sono un popolo razzista,per cui chi si fa trascinare dal generale,nel baratro della discriminazione sappia che è solo l’inizio in quanto questi personaggi cercano sempre di alzare il tiro per fare notizia aizzando chi li segue all’odio e all’intolleranza.
Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri.

Roberto Paolino

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