Pale eoliche, la Val Bormida alza la voce: no a Murialdo e Osiglia, Altare chiede lo stesso trattamento

La Regione esprime parere negativo sul progetto Monte Camulera, ma il Comitato Bric Surite denuncia la disparità: «Perché ciò che è inaccettabile da una parte diventa sostenibile dall’altra?»

Sei aerogeneratori da 6,2 megawatt ciascuno, torri alte più di 200 metri e una potenza complessiva di circa 37 megawatt. È il progetto del parco eolico industriale SV9 Monte Camulera, previsto sui crinali di Murialdo e Osiglia, sul quale la Regione Liguria ha espresso parere negativo, trasmettendo le proprie valutazioni al Ministero dell’Ambiente.

Una decisione accolta con soddisfazione dalla capogruppo regionale della Lega, Sara Foscolo, che ha ricordato un dato certamente significativo: secondo quanto da lei dichiarato, la provincia di Savona produce già l’89,89% dell’energia elettrica ligure derivante dagli aerogeneratori.

Tradotto in parole semplici: quando in Liguria si parla di eolico, quasi sempre le pale finiscono nel Savonese. La transizione energetica sarà pure necessaria, ma sembra che debba transitare soprattutto sui crinali della nostra provincia.

Il no al Monte Camulera

Le ragioni del parere negativo non riguardano soltanto l’impatto visivo di torri alte come grattacieli. Le valutazioni tecniche avrebbero evidenziato conseguenze significative e non mitigabili sul paesaggio e sulla biodiversità.

A queste criticità si aggiungono le possibili interferenze con il radar meteorologico del Monte Settepani, un’infrastruttura fondamentale per il sistema regionale delle allerte e per le attività della Protezione civile.

Il Monte Camulera e il Bric del Mortaio, dunque, non sono semplicemente spazi vuoti sui quali piantare giganteschi aerogeneratori. Sono territori con un valore naturalistico, paesaggistico e ambientale, oltre che luoghi vissuti dalle comunità locali.

Il problema è proprio questo: sulle mappe utilizzate per progettare gli impianti si vedono crinali, quote e velocità del vento. Molto meno chiaramente si vedono le persone che sotto quei crinali abitano.

Altare domanda: perché da noi sì?

Il parere contrario al progetto Camulera ha immediatamente riaperto il caso di Altare. Il Comitato Bric Surite si riconosce nelle motivazioni illustrate da Sara Foscolo, ma pone alla Regione una domanda inevitabile: perché le stesse ragioni non sono state considerate sufficienti per fermare il progetto eolico industriale previsto sul territorio altarese?

Anche ad Altare i cittadini non vogliono vedere torri alte 200 metri incombere sul centro storico e sulla porzione più pregiata del territorio comunale.

Il Comitato ricorda di avere manifestato ripetutamente la propria contrarietà, organizzando incontri pubblici ai quali hanno partecipato la stessa Foscolo, il senatore Paolo Ripamonti e rappresentanti politici di diversi schieramenti. Nonostante le contestazioni e la presenza di numerosi vincoli paesaggistici, la Regione aveva però espresso una valutazione di impatto ambientale positiva.

Su quel pronunciamento pendono ora tre ricorsi al Tar.

La Provincia aveva successivamente dichiarato improcedibile il progetto per la mancanza della connessione alla rete elettrica. Il Tribunale amministrativo ha dato ragione al proponente sulla procedura, non sul merito della compatibilità dell’impianto. La criticità tecnica relativa alla connessione, secondo il Comitato, resta quindi ancora sul tavolo.

Due crinali, due pesi e due misure?

La contraddizione politica appare evidente. Se sei torri alte oltre 200 metri costituiscono un impatto non mitigabile sul paesaggio e sulla biodiversità di Murialdo e Osiglia, perché torri analoghe dovrebbero diventare accettabili quando vengono collocate sopra Altare?

Forse il vento cambia direzione attraversando il confine comunale. Oppure cambiano, molto più semplicemente, i criteri con cui vengono valutati i progetti.

Il Comitato Bric Surite chiede coerenza. Non contesta genericamente le energie rinnovabili, ma rifiuta l’idea che la transizione ecologica possa trasformarsi in una nuova occupazione industriale dei crinali savonesi.

Essere favorevoli alle fonti rinnovabili non significa essere obbligati ad approvare qualsiasi progetto, in qualsiasi luogo e a qualsiasi costo. La tutela dell’ambiente non può essere perseguita distruggendo paesaggio, habitat, sentieri e identità territoriale.

Anche il progetto Piccapietre nel mirino

La mobilitazione altarese non riguarda soltanto Bric Surite. Il Comitato annuncia che continuerà a opporsi anche al progetto Piccapietre, formalmente ricadente nel territorio di Cairo Montenotte, ma destinato, secondo i suoi rappresentanti, a incombere soprattutto sul paesaggio di Altare.

Ancora una volta, i confini amministrativi rischiano di diventare un comodo espediente: le pale risultano collocate in un Comune, mentre l’impatto visivo, ambientale e territoriale viene sopportato soprattutto da quello vicino.

Intanto gli atti relativi al progetto Monte Camulera saranno esaminati dal Ministero, al quale spetteranno le successive determinazioni, mentre la Liguria attende ancora la legge regionale sulle aree idonee per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili.

Una legge fondamentale per stabilire finalmente dove queste opere possano essere realizzate e quali territori debbano invece essere tutelati. Perché continuare a valutare ogni progetto separatamente, senza una pianificazione complessiva, significa alimentare conflitti, ricorsi e sospetti.

Murialdo e Osiglia hanno ricevuto un primo, importante riconoscimento delle proprie ragioni. Altare adesso domanda lo stesso metro di giudizio.

La transizione energetica non può diventare l’alibi per sacrificare sempre gli stessi territori. E il Savonese, che già sostiene quasi tutta la produzione eolica ligure, non può essere considerato l’eterna periferia energetica della Regione: quella dove si colloca ciò che altrove nessuno vuole vedere.

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