Operazione “Topo Zero”: a Vado la guerra ai ratti… ma il conto lo pagano sempre gli altri

A Vado Ligure i topi continuano a dettare l’agenda politica.

Dopo il celebre roditore che un anno fa passeggiava indisturbato negli uffici comunali – tanto da ispirare la nostra ironica “Operazione Rattus” – il sindaco Fabio Gilardi ha deciso di dichiarare guerra ai muridi. Ma, come spesso accade, a combatterla saranno cittadini e commercianti.

Con una nuova ordinanza, infatti, il Comune impone a proprietari, amministratori di condominio e gestori di attività commerciali di procedere alla derattizzazione dei propri immobili, ripeterla periodicamente e dimostrarne l’avvenuta esecuzione con tanto di attestazione o autodichiarazione. Il mancato rispetto può comportare sanzioni fino a 500 euro.

Insomma, non basta eliminare i topi.

Bisogna anche compilare i moduli.

Il sospetto dei commercianti: “E i topi delle scuole?”

L’ordinanza arriva proprio mentre in città si discute della demolizione delle scuole, tema sul quale alcuni cittadini avevano già sollevato il problema della possibile fuga dei ratti provocata dai cantieri.

Che il fenomeno sia collegato o meno, nella percezione di molti commercianti la tempistica non è passata inosservata.

Ed è proprio questo il punto che ha acceso gli animi: invece di rassicurare chi teme le conseguenze dei lavori pubblici, il Comune risponde con un’ordinanza che trasferisce obblighi, costi e responsabilità ai privati.

Una coincidenza? Forse.

Ma in politica anche le coincidenze hanno un peso.

La chat dei commercianti esplode

L’ordinanza ha fatto esplodere la chat dei commercianti.

I commenti nei confronti della maggioranza e del sindaco sono stati tutt’altro che teneri. E non tanto per la necessità di combattere i topi, sulla quale nessuno discute, quanto per quella che molti definiscono l’ennesima dimostrazione di un’amministrazione che scarica i problemi su chi lavora.

Tra i messaggi è comparso anche un ritornello ormai ricorrente: il rimpianto per l’ex sindaco Monica Giuliano, ricordata da diversi operatori economici come interlocutrice più vicina alle esigenze delle attività commerciali.

Non è il primo scaricabarile

Per molti commercianti questa ordinanza rappresenta semplicemente la goccia che fa traboccare il vaso.

Solo poche settimane fa, infatti, dopo mesi di rinvii e rassicurazioni sulle insegne pubblicitarie e sull’imposta relativa, il Comune aveva promesso di trovare una soluzione.

La soluzione, però, per molti non è mai arrivata.

Sono invece arrivate le richieste di pagamento, in alcuni casi accompagnate da sanzioni, con importi calcolati – secondo le proteste di numerosi operatori – applicando un regolamento comunale ritenuto in contrasto con quello nazionale.

Adesso arriva anche la derattizzazione obbligatoria.

E per molti il copione sembra identico: prima le promesse, poi gli obblighi.

Dalla campagna elettorale alla realtà

Mettendo insieme questi episodi, nella chat dei commercianti il giudizio è diventato impietoso.

Durante la campagna elettorale si promettevano ascolto, vicinanza alle imprese, collaborazione e sostegno al commercio locale.

Oggi, sostengono molti esercenti, ogni volta che emerge un problema il Comune sembra trovare una soluzione semplice: demandare tutto ai cittadini e alle attività economiche.

Il risultato è un crescente malcontento tra chi ogni giorno tiene aperte le serrande e si sente sempre più solo.

Topi e burocrazia

Naturalmente la presenza dei ratti rappresenta un problema sanitario reale e gli interventi di derattizzazione sono previsti dalla normativa. La stessa ordinanza richiama motivazioni di tutela dell’igiene pubblica e la necessità di un’azione coordinata sull’intero territorio comunale.

Resta però una domanda, che molti commercianti si pongono.

Se il problema è così esteso da richiedere un’ordinanza generale rivolta praticamente a tutta la città, non sarebbe stato opportuno affiancare agli obblighi per i privati anche un piano straordinario di prevenzione e monitoraggio delle aree pubbliche?

Perché, alla fine, il rischio è che a proliferare non siano soltanto i topi.

Ma anche il malcontento di chi, tra una promessa elettorale e un’ordinanza, continua ad avere la sensazione che il Comune trovi sempre qualcuno a cui passare il conto.

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