C’è qualcosa che stona, e parecchio, nella vicenda della “riqualificazione e valorizzazione ambientale” tra Porto Vado e San Genesio. Non tanto per l’idea in sé — che, sulla carta, suona anche bene — ma per il contesto, i tempi e soprattutto per la storia recente di quell’area.
Perché qui il punto è semplice: prima si prova a vendere, poi — visto che non compra nessuno — diventa improvvisamente un progetto pubblico da oltre 1,7 milioni di euro. E già questo basterebbe a far alzare più di un sopracciglio.
Dalla speculazione mancata alla “valorizzazione”
L’area in questione, oltre 500 mila metri quadrati di territorio collinare a vocazione boschiva, non è un terreno qualsiasi. È una zona che:
- è finita all’asta dopo un fallimento,
- è rimasta invenduta per due tentativi,
- è sottoposta a vincoli urbanistici stringenti (APN, area di protezione naturale),
- e soprattutto non è urbanizzabile, come già stabilito dalla Regione.
E allora cosa succede? Alla terza asta, con prezzo ribassato, spunta l’interesse pubblico.
Ma la domanda è inevitabile: se il mercato non la vuole, perché dovrebbe comprarla il Comune con soldi pubblici?
Il progetto: bello, ma fuori scala?
Escursionismo, cicloturismo, pump track, skill park, campi da tennis, aree attrezzate, strutture di servizio… tutto molto affascinante. Un piccolo paradiso outdoor….leggi
Peccato che:
- si parta da un’area senza infrastrutture reali,
- con una sola strada bianca da sistemare,
- immersa in un contesto naturale delicato,
- e con costi importanti sia di realizzazione che — soprattutto — di gestione futura.
Perché il vero nodo è sempre quello: non è costruire il problema, è mantenere.
Chi pagherà negli anni la manutenzione?
Chi garantirà che non diventi l’ennesima opera incompiuta o abbandonata?
Il sospetto (legittimo)
Il dubbio che aleggia è uno solo, ed è difficile ignorarlo: non è che si sta cercando di dare una “nobile destinazione” a un’operazione che altrimenti non starebbe in piedi?
Perché la sequenza è troppo lineare:
- Tentativo di sviluppo immobiliare → bocciato
- Area finisce all’asta → nessuno compra
- Interviene il pubblico → progetto “green”
Una trasformazione che sembra più narrativa che sostanziale.
Ambiente o alibi?
Attenzione: nessuno è contro la valorizzazione ambientale. Anzi.
Ma qui il rischio è che la parola “sostenibile” diventi un’etichetta buona per giustificare qualsiasi operazione.
E allora la domanda finale è quella che conta davvero: serve davvero questo progetto ai cittadini di Vado… oppure serve a dare una destinazione a un’area che il mercato ha già bocciato?
Perché tra un bel rendering e la realtà, a Savona e dintorni, abbiamo imparato che spesso passa un abisso.
E questa volta, francamente,
la sensazione è che quell’abisso sia ancora tutto da colmare.






