
Christian Estrosi, sindaco di Nizza, ha annunciato un piano per eliminare le zanzare tigre. Non un’opera faraonica, non un “piano decennale di rigenerazione integrata”, ma una semplice gestione quotidiana: interventi programmati, disinfestazione mirata, monitoraggio delle larve. Una cosa normale, quasi banale. Da noi la normalità è invece diventata un concetto esotico.
Estrosi, del resto, qualche grana giudiziaria ce l’ha pure lui, come tanti amministratori francesi e italiani. Eppure, nonostante gli attacchi dell’opposizione, riesce ancora a occuparsi dei problemi ordinari. Il paragone è impietoso. Anche perché Estrosi un passato sportivo ce l’ha davvero: ha corso nel motomondiale negli anni ’70 e ’80, ha rischiato la vita sulle piste, e a 70 anni è ancora in forma smagliante. Qui, di ex sportivi prestati alla politica, non se ne vedono. O forse ce n’erano, ma oggi di quel vigore resta solo un pallido ricordo, sostituito dal grigiore delle conferenze stampa e dai selfie ai cantieri.
I latini dicevano mens sana in corpore sano. Da noi si potrebbe aggiornare in “mente appannata in corpo sedentario”.
In Riviera la gestione corrente dei beni pubblici è praticamente scomparsa. Non esiste un piano serio contro le zanzare tigre, i topi, le buche, i rifiuti. Ma in compenso ci sono sempre più “visioni strategiche”: riqualificazioni miliardarie, piani regolatori da cambiare ogni tre anni, annunci roboanti. Poi, quando si tratta di riparare una strada o finanziare i reparti ospedalieri, mancano i soldi. Se non ci sono medici, infermieri, TAC funzionanti, che senso ha spendere milioni in opere “non indispensabili” che si inaugurano giusto per la passerella?
Intanto le “elezioni farlocche” per i comitati di quartiere si concludono in un teatrino tragicomico di preferenze e verbali sballati. A Vado bruciano le discariche come falò rituali, mentre si avvicina il rigassificatore: d’altra parte, i vadesi hanno appena rivotato la lista Giuliano, quindi è giusto così.
Non è più questione di comunismo o fascismo, monarchia o repubblica. Qui, in questa parodia di democrazia municipale, è diventato evidente che si stava meglio nel feudalesimo: almeno il signorotto di turno non prometteva di “rigenerare” ogni sei mesi e si limitava a riscuotere il balzello, senza fingere di essere un grande innovatore.
E mentre Estrosi, casco in testa, si prepara a vincere la battaglia contro le zanzare, qui ci accontentiamo di rigassificatori, disservizi e un’ondata di propaganda. Perché il motto locale è chiaro: Non disturbate il manovratore… purché non debba gestire nulla di concreto.






