A Varazze l’estate è più calda del previsto. Non tanto per l’anticiclone africano, quanto per un dio greco che, stanco dell’Olimpo e dei fondali, ha deciso di approdare in Riviera, indossando ciabatte, cappellino e occhiali da sole. Nettuno, ormai esausto dall’inciviltà umana, si è seduto su uno scoglio, ha mandato a quel paese i tritoni, ha lasciato il tridente sul comodino e ha scelto di farsi scolpire. In marmo, ma con spirito surfista.
E così, tra un bilancio assestato ignorato e un programma triennale di lavori pubblici che interessa meno della coda in autostrada, l’intera cittadinanza si è stretta attorno a lui. Non in preghiera, ma con una petizione. E non per chiedere pioggia o buon vento, ma per scongiurare un’opera pubblica da 1,2 milioni di euro, di cui 313 mila solo per il divino bagnante.
Il Consiglio comunale si è trasformato in un simposio tra architetti, agronomi, scultori e galleristi, tutti giunti per spiegare ai comuni mortali perché un Nettuno con le infradito sia l’unica via alla redenzione urbana. Il progettista ha parlato di miliardi di punti analizzati per misurare l’irraggiamento solare. La piazza, oggi solo un “asfaltone buio”, si trasformerà in un’oasi verdissima, tipo “bosco verticale” (ma senza alberi, solo bollette da giungla).
L’opposizione, per nulla intimorita dalla potenza del pantheon, ha però fatto i conti con la calcolatrice e ha trovato qualcosa di più spaventoso delle profondità marine: 1.460 euro al metro quadro. Cioè, più caro che affittare un ombrellone a Forte dei Marmi.
Il sindaco, dal canto suo, ha rassicurato tutti: “Non stiamo facendo un tappullo alla genovese”. No, infatti. Qui si fa sul serio: l’arte contemporanea entra in Comune con tanto di marmo “bianco Michelangelo” (che più che scolpito, pare estratto direttamente dalle vene di David).
Nel frattempo, l’artista — uno scultore giovane che da tre anni scolpisce bombe in marmo (“ma non sono in guerra con nessuno”, specifica, per evitare fraintendimenti con la NATO) — ha difeso la sua creatura. “C’è un Nettuno in ognuno di noi”, ha detto. E in effetti, a giudicare dalle facce in consiglio comunale, di dei del mare delusi dalla condizione del mondo ne erano presenti parecchi.
Varazze dunque si prepara. Fra un anno e mezzo (o forse due) l’opera sarà pronta. E nel frattempo, i cittadini potranno consolarsi osservando le tavole progettuali e immaginando la scena: Nettuno stanco, con le ciabatte, che guarda sconsolato la piazza rinnovata mentre un turista chiede: “Scusi, dov’è la statua vera?”
Ma non temete. È tutto pensato per il futuro. L’assessore ha rassicurato: “Magari tra trent’anni l’opera varrà milioni”. E Varazze sarà diventata la capitale del turismo artistico balneare, con l’unica statua al mondo che potrebbe farsi un mojito al bar mentre predica la sostenibilità ambientale.
Nel dubbio, firmate la petizione. Oppure portate un paio di ciabatte in omaggio. Potrebbero servire anche per il prossimo monumento: “Zeus in pantaloncini da ciclista”.






