Non esistono quasi mai coincidenze quando si parla di rifiuti, energia e grandi gruppi industriali.
E infatti, mentre in Liguria si decide dove costruire il futuro inceneritore regionale, a Cairo Montenotte arriva — con tempismo quasi chirurgico — uno dei maggiori operatori europei del settore. Il gigante francese Séché Environnement acquisisce la discarica La Filippa proprio nel territorio indicato da mesi come possibile epicentro della nuova filiera energetica dei rifiuti. Ufficialmente è sviluppo sostenibile. Politicamente e industrialmente, però, la partita appare molto più complessa.
Ogni volta che nel grande lessico industriale compare la parola sostenibile, in Val Bormida ormai scatta un riflesso automatico: preoccuparsi.
Perché troppo spesso, dietro formule rassicuranti come economia circolare, circuiti energetici locali o transizione ecologica, si nasconde una realtà molto più concreta: trasformare i rifiuti in gas, calore, elettricità e carburanti. Tradotto senza marketing: inceneritori.
E ciò che sta accadendo a Cairo Montenotte nelle ultime settimane difficilmente può essere liquidato come una semplice coincidenza industriale.
L’arrivo del gigante francese
Il 27 febbraio 2026 il gruppo francese Séché Environnement, uno dei principali operatori europei nella gestione dei rifiuti, ha finalizzato l’acquisizione della discarica La Filippa Spa, attiva dal 2008 a Cairo Montenotte.
Un’operazione economicamente rilevante:
- circa 13 milioni di fatturato nel 2024
- 8 milioni di EBITDA
- clienti consolidati che garantiscono il 70% dei ricavi
Numeri che spiegano bene perché un colosso internazionale abbia deciso di radicarsi proprio qui, nel cuore della Val Bormida.
Ufficialmente si parla di sviluppo sostenibile, tutela ambientale e responsabilità sociale. Parole impeccabili. Comunicazione perfetta. Visione europea.
Ma il contesto cambia completamente la lettura dell’operazione.
Il convitato di pietra: l’inceneritore
Pochi giorni prima dell’acquisizione erano scaduti i termini per le manifestazioni di interesse all’inceneritore ligure, con sei grandi player già in campo:
- A2A Ambiente
- Acea Ambiente
- Herambiente
- Iren Ambiente
- Kanadevia Inova
- RTI EcoEridania – Italiana Coke
Tutti progetti basati su impianti capaci di trattare fino a 220 mila tonnellate annue di rifiuti.
Séché non compare formalmente tra i candidati.
Ma è qui che la vicenda diventa interessante.
La Filippa: il tassello che mancava
Un inceneritore produce energia, certo.
Ma produce anche ceneri e scorie, che devono essere smaltite in discariche per rifiuti speciali non pericolosi.
Esattamente il tipo di impianto che è La Filippa.
In altre parole:
- chi costruisce un termovalorizzatore ha bisogno di una discarica;
- Séché ora possiede una discarica certificata nel territorio più indicato per l’impianto.
Una coincidenza temporale difficile da ignorare:
- 21 febbraio: scadenza manifestazioni di interesse;
- 27 febbraio: acquisizione della principale discarica locale;
- metà marzo: atteso il bando regionale per il project financing.
Formalmente nulla collega le due operazioni.
Strategicamente, invece, il quadro appare estremamente coerente.
Circuiti energetici locali… o hub nazionale dei rifiuti?
La narrazione ufficiale parla di circuiti energetici locali.
Ma la domanda che serpeggia tra cittadini e amministratori è un’altra:
locale per chi?
Perché l’esperienza italiana insegna che, una volta costruito un impianto di questo tipo, il fabbisogno di rifiuti cresce rapidamente. E quando il territorio non basta più, arrivano:
- rifiuti da altre regioni,
- contratti interregionali,
- in alcuni casi anche flussi dall’estero.
Il rischio percepito in valle è semplice:
da territorio industrialmente ferito a piattaforma energetica dei rifiuti del Nord Italia.
La Val Bormida ancora una volta
La sensazione diffusa è che la geografia delle scelte non sia casuale.
Genova — dove si produce la maggior quantità di rifiuti — resta fuori dai radar.
La Val Bormida, invece, continua ad attirare investimenti nel ciclo industriale dello smaltimento.
Biodigestore, piattaforme ambientali, discariche, ora possibili termovalorizzatori.
Una concentrazione che alimenta un interrogativo politico prima ancora che ambientale:
chi decide davvero il destino industriale di questo territorio?
Quando le coincidenze diventano sistema
Nessuno può affermare oggi che l’inceneritore sorgerà a Cairo.
Nessuno può sostenere che Séché partecipi direttamente al bando.
Ma una cosa è certa:
con l’acquisizione della Filippa entra in scena un attore internazionale che possiede già l’infrastruttura chiave per completare la filiera.
E nelle grandi operazioni industriali, raramente gli investimenti da milioni di euro vengono fatti senza una visione di lungo periodo.
Per questo, più che rassicurare, la parola sostenibile oggi in Val Bormida suona come un campanello d’allarme.
Perché qui la memoria è lunga.
E ogni volta che qualcuno ha promesso sviluppo ambientale, il territorio si è ritrovato — puntualmente — a gestire i rifiuti di qualcun altro.






