Monica Giuliano, Corte dei Conti archivia. Finisce l’inchiesta, non il dibattito politico

Monica Giuliano

La Corte dei Conti ha messo la parola fine all’inchiesta contabile sulla nomina di Monica Giuliano a commissaria dell’Agenzia regionale ligure per i rifiuti (Arlir). Per i magistrati contabili non c’è stato alcun danno erariale: la scelta dell’allora presidente della Regione Liguria Giovanni Toti è stata ritenuta legittima e le somme percepite dall’ex sindaca di Vado Ligure sono state considerate regolarmente corrisposte.

L’indagine era nata da un esposto del centrosinistra, in particolare del Partito Democratico, che sosteneva come quell’incarico rappresentasse una sorta di “ricompensa politica” per il sostegno dato da Monica Giuliano al progetto del rigassificatore davanti alla costa di Vado Ligure.

Secondo gli accertamenti della Guardia di Finanza, il presunto danno erariale sarebbe stato pari a circa 178 mila euro, corrispondenti ai compensi percepiti dalla commissaria. Una tesi che la Procura della Corte dei Conti non ha condiviso, disponendo l’archiviazione del procedimento.

Le motivazioni non sono ancora state rese pubbliche, ma la decisione sembrerebbe accogliere le argomentazioni della difesa dell’avvocato Riccardo Maiolo.

Giovanni Toti ha accolto il provvedimento senza sorpresa.

«Monica Giuliano aveva superato tutte le verifiche delle strutture regionali competenti. Era una figura con esperienza nel settore dei rifiuti, già presidente della Provincia di Savona e sindaca di Vado Ligure, territorio che convive da decenni con impianti come Boscaccio e Bossarino. La sua era una nomina prevista dalla legge. Il resto appartiene alla polemica politica», ha dichiarato l’ex presidente della Regione.

Va ricordato che Monica Giuliano non è mai stata indagata nell’ambito del procedimento contabile. Il suo incarico era iniziato il 4 agosto 2023 ed è terminato all’inizio del 2026, quando il presidente Marco Bucci ha nominato al suo posto Sergio Tommasini.

La sentenza chiude il fascicolo, non le domande

L’archiviazione della Corte dei Conti chiarisce un aspetto preciso: sotto il profilo contabile non è stato riscontrato alcun danno erariale.

Questo, però, non significa automaticamente che venga meno il dibattito politico che aveva accompagnato quella nomina.

Molti cittadini continuarono infatti a leggere quella scelta come un segnale politico, soprattutto nel pieno della vicenda del rigassificatore di Vado Ligure. Una percezione alimentata dal contesto di allora, ma che oggi non trova conferma sul piano giuridico-contabile.

È importante distinguere i due piani.

La Corte dei Conti giudica la legittimità amministrativa e l’eventuale danno alle casse pubbliche. Non è chiamata a valutare l’opportunità politica delle nomine, che resta materia di confronto tra maggioranza, opposizione e opinione pubblica.

Resta poi un altro elemento che la storia ha già consegnato agli archivi: il rigassificatore davanti alle coste savonesi non è mai stato realizzato. Un progetto che si è arenato tra fortissime contestazioni del territorio, mobilitazioni dei cittadini, prese di posizione dei Comuni e il successivo cambio di scenario politico in Regione.

Insomma, la vicenda giudiziaria può dirsi conclusa. Quella politica, probabilmente, continuerà ancora a lungo ad alimentare interpretazioni diverse. Perché nei palazzi della politica, spesso, una sentenza chiude un fascicolo ma non convince chi aveva già maturato un giudizio.

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