
C’è qualcosa di singolare nel comunicato con cui Stefano Giordano, coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle, prende pubblicamente le distanze dal capogruppo savonese Manuel Meles sulla strada da seguire in vista delle amministrative del 2027.
Singolare perché, leggendo le parole di Giordano, viene quasi il dubbio che Savona sia vista meglio da Genova che da piazza Sisto IV. E soprattutto che chi da anni siede in Consiglio comunale, vota, presenta interrogazioni, contesta l’amministrazione e conosce quotidianamente i problemi della città debba improvvisamente ricevere lezioni di strategia politica da chi osserva la situazione da una prospettiva decisamente più lontana.
Meles dice una cosa piuttosto semplice
La posizione espressa dal gruppo consiliare savonese del M5S, formato da Manuel Meles e Federico Mij, è in realtà abbastanza lineare….LEGGI
I pentastellati avevano aperto al confronto con il centrosinistra ponendo una condizione politica: discontinuità rispetto ai cinque anni dell’amministrazione Russo, sia nei programmi sia nella candidatura a sindaco.
Nel frattempo Marco Russo si avvia verso la ricandidatura e dal PD sono arrivate dichiarazioni pubbliche a sostegno della continuità dell’attuale esperienza amministrativa.
A quel punto Meles e Mij hanno tratto una conclusione: se il centrosinistra ha già scelto Russo e rivendica sostanzialmente il lavoro svolto, dove sarebbe questa famosa discontinuità?
Si può essere d’accordo oppure no, naturalmente. Ma politicamente il ragionamento ha una sua coerenza.
Giordano invece prende le distanze da Meles perché, sostiene, «prima vengono i contenuti, poi la persona»….LEGGI
Bellissimo principio.
Peccato che gli altri la persona sembrino averla già scelta.
È un po’ come presentarsi a una partita quando gli altri hanno già deciso campo, arbitro e formazione e spiegare orgogliosamente che prima bisogna discutere le regole.
Prima il programma, poi Russo?
Giordano afferma inoltre che il tavolo progressista non può ridursi a una discussione sui nomi.
Verissimo.
Ma qui il problema è esattamente l’opposto: il nome esiste già.
Se PD e alleati sostengono la ricandidatura di Marco Russo, il M5S può certamente sedersi al tavolo e discutere rifiuti, mobilità, sicurezza, quartieri, ambiente e tutto ciò che vuole.
Alla fine però resta una domanda semplicissima: chi dovrebbe realizzare quel programma?
Marco Russo.
Cioè lo stesso sindaco contro la cui amministrazione Meles e Mij hanno fatto opposizione per cinque anni.
Pretendere che i due consiglieri savonesi dimentichino improvvisamente tutto in nome del “campo largo” rischierebbe di produrre un risultato politicamente devastante: far apparire il Movimento 5 Stelle come l’ennesima forza pronta a dimenticare cinque anni di critiche pur di entrare nella coalizione giusta al momento giusto.
E gli elettori, ogni tanto, hanno memoria.
Meles e Mij il territorio lo conoscono
C’è poi un aspetto che Giordano dovrebbe considerare.
Meles e Mij a Savona sono due consiglieri conosciuti e stimati anche al di fuori dell’elettorato tradizionale del Movimento. Hanno costruito in questi anni una loro riconoscibilità politica attraverso l’opposizione e diverse battaglie cittadine.
Possono sbagliare, naturalmente. Ma conoscono Savona.
Per questo sorprende la scelta del coordinatore regionale di sconfessare pubblicamente proprio Meles anziché provare innanzitutto a capire perché il gruppo savonese sia arrivato a quella posizione.
E viene spontanea una domanda: perché tanta severità nei confronti di Meles?
Forse sarebbe più utile ascoltarlo.
Giordano dovrebbe guardare anche alla provincia
Ma soprattutto il coordinatore regionale dovrebbe allargare lo sguardo.
Perché il problema del Movimento 5 Stelle savonese non sembra essere l’eccessiva autonomia di Meles.
Semmai è l’esatto contrario: fuori dal capoluogo il Movimento appare politicamente ridotto ai minimi termini.
Alle ultime amministrative in provincia di Savona il quadro è stato tutt’altro che esaltante. Ad Albisola Superiore Stefania Scarone è entrata in Consiglio comunale dopo essersi candidata a sindaco, mentre in diversi altri Comuni chiamati al voto il simbolo del Movimento non era neppure presente con una propria lista.
Ed è questo il dato politico sul quale sarebbe interessante sentire Giordano.
Prima ancora di preoccuparsi di disciplinare Meles, come sta il Movimento 5 Stelle in provincia di Savona?
Quanti gruppi territoriali realmente attivi esistono? Quante liste sarebbe oggi in grado di presentare? Quanti amministratori locali può mettere in campo? Quale radicamento è stato costruito?
Perché un coordinamento provinciale dovrebbe servire soprattutto a questo: organizzare, far crescere e radicare il Movimento sul territorio.
Se le liste non si riescono neppure a presentare, forse qualche domanda sulla gestione politica provinciale andrebbe posta.
Scarone e un bilancio che meriterebbe una verifica
La coordinatrice provinciale Stefania Scarone dovrebbe quindi essere valutata per i risultati ottenuti.
Non è una questione personale, ma politica.
Se sotto una determinata gestione il Movimento perde presenza territoriale, non riesce a organizzare liste e rimane sostanzialmente marginale in buona parte della provincia, un coordinatore regionale dovrebbe verificare se quella struttura funzioni ancora oppure se sia necessario cambiare passo, organizzazione e magari anche guida.
È questo che fanno normalmente i partiti quando i risultati non arrivano.
Altrimenti diventa curioso: chi riesce ancora a rappresentare politicamente il Movimento a Savona viene bacchettato, mentre sulla debolezza organizzativa del resto della provincia cala il silenzio.
Una strategia quantomeno originale.
Il rischio vero: salvare il campo largo e perdere il Movimento
C’è infine un problema ancora più grande.
Giordano guarda comprensibilmente alla strategia nazionale indicata da Giuseppe Conte e alla costruzione di alleanze progressiste. Ma un’alleanza non può diventare un obbligo indipendentemente dalle condizioni locali.
Savona non è Roma e nemmeno Genova.
Qui il Movimento ha trascorso cinque anni all’opposizione dell’amministrazione Russo.
Se domani dovesse dire agli elettori: abbiamo criticato questa amministrazione per cinque anni, però adesso sosteniamo lo stesso sindaco perché dobbiamo costruire il campo largo, avrebbe bisogno di argomenti molto convincenti.
Altrimenti il rischio è semplice: nel tentativo di salvare il campo largo, il M5S savonese potrebbe perdere definitivamente la propria identità.
E forse anche buona parte dei propri elettori.
Meles e Mij sembrano averlo capito.
Giordano, invece di considerarli un problema, dovrebbe forse domandarsi se non siano una delle poche risorse politiche che il Movimento possiede ancora nel Savonese.
Perché prima di spiegare a Meles come si fa politica a Savona sarebbe opportuno guardare il tabellone dei risultati ottenuti dal Movimento nel resto della provincia.
Potrebbe riservare qualche sorpresa.
E soprattutto potrebbe suggerire che il problema del M5S savonese non sia Manuel Meles, ma tutto quello che politicamente c’è — o, peggio, non c’è — intorno a lui.






